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Liberali di tutta Italia, uniamoci: parla Giulia Pantaleo, numero uno della GLI

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Liberali di tutta Italia, uniamoci: parla Giulia Pantaleo, numero uno della GLI

Da qui a cinque anni vedo il progetto di una Federazione Liberale. Siamo troppi, dobbiamo pensare di unirci, guardando alla creazione di un polo che metta al centro l’individuo e non lo Stato, nel più puro paradigma liberale”.

Giulia Pantaleo è giovane ma tremendamente determinata. Siciliana occidentale, di Castelvetrano, classe 1992, studi classici e due lauree (Giurisprudenza alla Bocconi e Scienze Politiche alla Sapienza), guida da un paio d’anni la Gioventù Liberale Italiana, che lei stessa ha rifondato nel giugno 2019, mettendo insieme nel tempo 50 membri attivi anche in regioni tradizionalmente poco liberali come le Marche, la Campania, la stessa Sicilia.Per noi la guida di Stefano de Luca è stata determinante sotto ogni aspetto. Politico, umano, etico. Ha sempre appoggiato e mai ostacolato l’attività e la crescita della GLI”, afferma la Pantaleo.

Dottoressa Pantaleo, una responsabilità non da poco, per una giovane come lei.

La avverto tutta. Ma la passione e l’amore per questi ideali mi portano a tenere sempre presente che la GLI è una formazione storica, nata nel 1946. Vi confluirono tre gruppi di giovani combattenti: Ricostruzione Liberale, Movimento Liberale, Democrazia Liberale. Fino allo scioglimento del partito, nel 1994, è stato il vivaio del Pli: Pannella, Tremonti, Patuelli, Barrotta, Petroni, sono tutti venuti dalla “cantera” del Partito liberale. Il partito vantava infatti una giovanile già selezionata, dove si faceva tanta cultura (intellettuali di riferimento erano Croce, Gobetti, Amendola).

Se ne discute da sempre. Ma il Partito liberale è più di destra o sinistra?

Nostri grandi riferimenti intellettuali, nella storia, sono stati Einaudi, Malagodi, Cattaneo, Cavour, finanche Giolitti. Se vogliamo dare una collocazione politica, possiamo dire che Malagodi fosse più vicino alla destra. Oggi, invece, secondo De Luca le tematiche hanno un orientamento molto più progressista.

Come ha agito per mettere in piedi una struttura che, semplicemente, non esisteva?

Anzitutto abbiamo aperto con eventi di carattere più ludico che culturale. Banchetti organizzati a Roma e Milano e in altre città con campagne di ascolto su problematiche specifiche. Partecipazione della GLI al Consiglio Nazionale  del PLI (la massima assise del partito), organizzazione di rubriche culturali. L’idea vincente, che suscitò clamore nel partito, fu la scuola di partito “Idee liberali”: 10 appuntamenti, in ciascuno dei quali il liberalismo veniva associato alla politica, ai giovani, al futuro, all’ambiente così via. Tutto con l’obiettivo di attirare giovani, grazie anche alle dirette su Radio Radicale. Il Covid naturalmente ha cambiato tutto, stop alle iniziative in presenza e maggiore importanza alla comunicazione a mezzo social. Eravamo presenti su Facebook e abbiamo aperto profili su Instagram, Youtube, LinkedIn, Twitter. Grazie a Gianluca Lomele Buonamico abbiamo avviato la redazione di un giornale, “Libere Idee – Libere Opinioni”, che si trova sul sito di Rivoluzione Liberale, giornale del partito.

Come vede il futuro della Gioventù Liberale Italiana e del Partito liberale tra cinque anni?

Credo che dobbiamo incrementare il peso della GLI all’interno del partito. Nella direzione nazionale, nella segreteria nazionale e nel consiglio nazionale. Con più giovani vengono portate avanti idee più innovative, bisogna utilizzare bene la giovanile, che per sua natura è molto fervida. I giovani sono le radici su cui costruire il futuro sulla base di un assunto che ci è stato insegnato: vedere la politica come mezzo, non come fine. L’obiettivo è quello di formare la classe dirigente creando un vivaio che possa guidare il partito e arrivare a risultati elettorali importanti. Per ciò che riguarda il Pli, credo che si debba dare vita a un progetto di Federazione Liberale. Siamo troppi e forse antropologicamente portati a dividerci. Invece dobbiamo unirci, guardare alla creazione di un polo che metta al centro l’individuo e non lo Stato, per snellire la burocrazia, riformare la giustizia, puntando su incentivi al lavoro e non sussidi.

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