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L’ora di buio e Vitellozzo 4.0

Responsabile Comunicazione e Marketing EAV
L’ora di buio e Vitellozzo 4.0

Da un po’ di tempo faccio sogni minimi.
Ad esempio, sogno di vivere in un Paese dove quattro ragazzi che ballano felici per strada sono ancora un’immagine bella e positiva, che muove il sorriso di quelli che guardano, non il loro livore, la loro rabbia, la mano lesta sulla fondina armata di videocamera.

E non si dica che è la paura del virus a giustificare l’infaticabile missione di questi contemporanei cecchini del videoclip, dei delatori di cortile 4.0. Qui è sempre stato un brulicare di pubblici censori (e privatissimi peccatori), di cultori della giustizia sommaria e fai da te, di imbastitori, più o meno autorevoli, di giudizi in pubblica piazza e di gogne mediatiche.
Una qualità molto italica, recentemente aggravata dal peggioramento del livello di certa informazione, che pigramente riceve (o scova sui social), pubblica e commenta, senza nemmeno prendersi più la briga di andare in strada a verificare e ad approfondire fonti e notizie (o presunte tali). Anche contro ogni evidenza razionale, a caccia di scoop.

La nuova peste, anche quando sarà passata, tra gli altri suoi effetti devastanti (come spesso è accaduto nella storia) rischia solo di lasciare rafforzati i sentimenti di paura e superstizione, il sopetto per l’altrui felicità (ammantato come sempre di insopportabile moralismo), giustificati il desiderio di controllo e l’inconfessabile e persistente pulsione securitaria del bel Paese, che è sempre stata gradita e incoraggiata dal potente di turno.
Io, oggi a maggior ragione, continuo a sospettare del senso comune e a simpatizzare per il diverso, il solitario, il pazzo, l’anormale, l’antieroe; per il Vitellozzo dell’indimenticabile “Non ci resta che piangere”, il quale spalanca gli scuri di casa nell’ora di buio e contrizione (imposta dal santo Savonarola) e grida alla piazza vuota “C’è qualcuno che ha da obiettare?”.

Di questo passo, del resto, l’inquietante coro degli auroproclamati “giusti”, che va dal nonnino incazzatò del secondo piano all’opinionista di successo ospite fisso del talk show, non ci lascerà che il tifo per il “cattivo” di turno come piccolo presidio di libertà

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