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Lotta al Covid-19. Due esempi opposti- la Tanzania ed il Ruanda

Consulente aziendale, appassionato di politica estera
A vaccine volunteer gets an injection at the Chris Hani Baragwanath hospital in Soweto, Johannesburg Wednesday, June 24, 2020. Africa’s first participation in a COVID-19 vaccine trial has begun as volunteers received injections developed at the University of Oxford in Britain. The large-scale trial is being conducted in South Africa, Britain and Brazil. (AP Photo/Siphiwe Sibeko)
A vaccine volunteer gets an injection at the Chris Hani Baragwanath hospital in Soweto, Johannesburg Wednesday, June 24, 2020. Africa’s first participation in a COVID-19 vaccine trial has begun as volunteers received injections developed at the University of Oxford in Britain. The large-scale trial is being conducted in South Africa, Britain and Brazil. (AP Photo/Siphiwe Sibeko)

In Cile ci si vaccina anche in chiesa. E come racconta Les Echos, il principale giornale economico finanziario francese, negli Stati Uniti sono scesi in campo i colossi della grande distribuzione. Walmart, Costco e Publio partecipano al programma vaccinale e Véronique Le Billon riferisce che le vaccinazioni negli Stati Uniti si fanno anche nei supermercati. Di più, si fanno nelle farmacie dei supermercati (Vi ricordate di disegno di legge sulla “concorrenza”? La battaglia per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli che devono essere prescritti dal medico e sono completamente a carico dei cittadini? Lo scontro tra i ministeri? La raccolta delle firme per aprire un mercato che i farmacisti tengono in pugno? La reazione delle lobby? Ecco).

Ma due esempi interessanti (e contrastanti) nella lotta alla pandemia vengono dalla Tanzania e dal Ruanda. Nel caso della Tanzania si tratta di un fallimento, nel caso del Ruanda di un esempio di successo.

Donald Trump, il brasiliano Jair Bolsonaro e il bielorusso Alexander Lukashenko hanno richiamato l’attenzione sulla scena mondiale per essersi collocati tra i «negazionisti», cioè tra coloro che hanno contestato i rischi del Covid-19. Ma su Foreign Policy, Linsey Chutel ha scritto che il presidente della Tanzania John Magufuli è addirittura più pericoloso del virus. Mentre il coronavirus devastava il paese, il presidente tanzaniano ha fatto come se nulla fosse e il suo governo ha smesso semplicemente di riportare i dati sui contagi e sulle morti dovute al Covid-19. Come scrive Munyaradzi Makoni su Lancet, ora rifiuta i vaccini e (come riporta su Conversation Chaterine Kyobutungi) Magufuli ha dichiarato cessato il pericolo dopo tre giorni di preghiera nazionale. Va da se che il negazionismo di Magufuli è un problema per tutti (e non solo per la Tanzania), in quanto, come sottolinea sullo stesso sito Ahmed Kalebi, garantisce al virus un rifugio sicuro per le mutazioni.

Il vicino Ruanda, nel frattempo, si è rivelato, invece, uno degli esempi di successo più incoraggianti. Il paese ha ricevuto molti elogi durante l’estate per i test e il tracciamento diffusi e gratuiti. «In alcuni posti del mondo in questo momento, fare il test per il Covid-19 resta difficile o quasi impossibile. In Ruanda, si potrebbe fare il test casualmente mentre si commina per la strada», ha riportato Jason Beaubien su NPR, spiegando che, utilizzato le infrastrutture per le analisi già esistenti per l’HIV, nel contrasto al Covid-19, il paese ha fatto meglio dell’Ohio («la raccolta dei campioni … e la compilazione dei documenti di contatto, richiede circa cinque minuti»).

Il Ruanda, insomma, si colloca tra i paesi con il minor numero di morti dovute al Covid-19 (ogni 100.000 abitanti), e ha già cominciato a vaccinare la popolazione. Insomma, conclude Beaubien, «il Ruanda dovrebbe continuare a fare quello che sta facendo. E altri paesi dovrebbero imitarlo». Manco a dirlo, per il corrispondente di NPR, la «leadership politica è cruciale».

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