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L’uomo nell’età degli algoritmi: da Roccella Jonica la sfida dell’umanesimo digitale di Francesco Pira

Docente, Giornalista, Scrittore e Saggista
L’uomo nell’età degli algoritmi: da Roccella Jonica la sfida dell’umanesimo digitale di Francesco Pira

La domanda, prima ancora che tecnologica, è profondamente umana: che cosa sta diventando l’uomo nell’età degli algoritmi?

È da questo interrogativo che prende forma una riflessione destinata ad andare ben oltre la presentazione di un libro. Nell’Ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica, il 23 agosto, il professor Francesco Pira, sociologo della comunicazione e docente dell’Università degli Studi di Messina, ha presentato “Conversazioni sull’umanità con Francesco Pira. Dialoghi con Pietro Salvatore Reina verso un umanesimo digitale”, con prefazione di don Giovanni Russo.

Un titolo che contiene già una precisa scelta culturale: parlare di tecnologia partendo dall’umanità.

Perché mentre l’intelligenza artificiale entra nelle università, nelle scuole, nelle redazioni, nelle professioni e perfino nelle nostre relazioni quotidiane, il vero interrogativo non riguarda soltanto ciò che le macchine saranno capaci di fare. Riguarda ciò che noi saremo ancora capaci di essere.

Il volume nasce da un percorso di conversazioni attraverso le quali Pira e Reina osservano le profonde mutazioni della società contemporanea, interrogandosi sulle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, delle neuroscienze, del transumanesimo, dei social network e, più in generale, sul destino dell’uomo nella società digitale.

Viviamo immersi in una comunicazione continua e, paradossalmente, sperimentiamo nuove forme di solitudine. Disponiamo di una quantità di informazioni senza precedenti e, nello stesso tempo, diventa sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è soltanto verosimile. Abbiamo moltiplicato le connessioni, ma non necessariamente le relazioni.

È in questa contraddizione che trova spazio la proposta di un umanesimo digitale.

Non una battaglia contro l’innovazione, né un nostalgico ritorno a un mondo precedente alla tecnologia. Piuttosto, la necessità di stabilire una gerarchia: la tecnologia deve restare al servizio dell’uomo e non trasformare l’uomo in un soggetto passivo governato dalla tecnologia.

A Roccella Jonica il confronto ha assunto una dimensione corale.

A dialogare con Francesco Pira sono stati il professor Francesco Rao, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata; il professor Ciro Romano, Magnifico Rettore dell’Università Montemurro D’Ippolito e Ispettore Archivistico della Calabria; il dottor Francesco Sorgiovanni Enrico, presidente del Circolo della Stampa della Locride; e il professor Rocco Romeo, docente dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, giornalista, scrittore e saggista.

Francesco Pira socio onorario del Circolo della Stampa della Locride

La serata è stata impreziosita anche da un momento di particolare significato istituzionale e umano: il professor Francesco Pira è stato nominato socio onorario del Circolo della Stampa della Locride, quale riconoscimento per il suo percorso accademico, scientifico e culturale e per il contributo offerto nel campo della sociologia della comunicazione, dell’informazione e della formazione.

Il riconoscimento è stato consegnato al professor Pira dal presidente del Circolo della Stampa della Locride, dottor Francesco Sorgiovanni Enrico, insieme al professor Francesco Rao dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e al professor Rocco Romeo dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi.

Un momento particolarmente significativo, che ha suggellato il rapporto tra mondo universitario e giornalismo e ha voluto rendere omaggio a uno studioso che da anni dedica la propria attività scientifica all’analisi dei processi comunicativi e delle trasformazioni sociali determinate dalle nuove tecnologie.

Il riconoscimento conferito dal Circolo della Stampa della Locride ha assunto, dunque, un valore che va oltre la dimensione celebrativa: rappresenta la volontà di costruire un ponte sempre più solido tra ricerca universitaria, cultura, informazione e territorio.

Il dibattito è quindi proseguito sulle implicazioni sociali, culturali, formative e giornalistiche della rivoluzione digitale.

Proprio il giornalismo è uno dei luoghi nei quali questa trasformazione manifesta oggi tutte le sue contraddizioni. La velocità può diventare nemica della verifica; l’abbondanza delle informazioni può produrre disinformazione; la ricerca del consenso immediato può prevalere sull’approfondimento.

Con l’intelligenza artificiale questa trasformazione accelera ulteriormente.

La questione non può ridursi alla contrapposizione tra favorevoli e contrari. L’innovazione tecnologica è ormai parte strutturale della nostra società. Occorre, invece, costruire gli strumenti culturali ed etici necessari per governarla.

Ed è qui che scuola e università acquistano una responsabilità enorme.

Educare al digitale non significa semplicemente insegnare a utilizzare una tecnologia. Significa formare una coscienza capace di utilizzarla.

Vuol dire educare al dubbio, alla verifica delle fonti, alla responsabilità delle parole, al rispetto dell’altro e alla capacità di distinguere la conoscenza dall’accumulo indiscriminato di informazioni.

La riflessione proposta da Francesco Pira conduce così verso una prospettiva che può apparire controcorrente: nell’epoca della massima accelerazione tecnologica abbiamo bisogno di recuperare alcune delle categorie più antiche dell’esperienza umana — il dialogo, l’ascolto, la relazione, la responsabilità.

Non per fermare il futuro, ma per renderlo abitabile.

Ed è forse questo il messaggio più significativo emerso dall’incontro di Roccella Jonica. Il problema non è stabilire quanto diventeranno intelligenti le macchine. Il problema è decidere quanto sapremo rimanere umani noi.

Il futuro sarà certamente digitale. Ma la vera conquista sarà riuscire a costruire un futuro nel quale innovazione e umanesimo non siano termini contrapposti.

Perché un algoritmo può elaborare informazioni, riconoscere modelli, produrre testi e immagini. Ma una società ha ancora bisogno di qualcosa che nessuna innovazione dovrebbe farci considerare superfluo: la coscienza critica, la responsabilità e la dignità della persona.

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