Run club, supper club, reading club: è scoppiato il business delle dating app per fare amicizia legate agli hobby. Corsa, cibo, letture. Dimmi cosa ti piace fare, mangiare, leggere e la app unisce per farne insieme. Praticamente l’equazione a base dell’amicizia solo che questa volta si sviluppa on line.
Il mercato delle app rilanciano dopo che per anni hanno incrociato incontri amorosi, trend vigente ma ora in netto calo, che più o meno funziona ancora così: lui o lei scorrono delle foto di potenziali candidati, anche centinaia, tutti con foto profilo allettanti (o quasi). Individuata una persona dal bell’aspetto, prassi vuole che si scorra la sua bio (dove il o la candidata descrivono il proprio lavoro, gli hobbies e il tipo di relazione voluta tra relazione occasionale o seria). Chi sta scegliendo a questo punto manda una rosa o un like o comunque un contrassegno che sottintende l’interesse. L’altra/o, ricevuto il segnale, indaga la foto del pretendente. Se è affabile, disaminata la bio e se rientra negli standard, risponde ricambiando l’interesse e da lì segue conversazione in chat, dunque (in teoria) incontro.
Viceversa, lo declina. E il giro riinizia.
Le dating app sono inequivocabilmente un fenomeno di costume esploso negli ultimi anni e devono il loro successo a due fattori molto contemporanei: il tempo e la pretesa di coniugare il concetto di amore a standard minimi.
Se prima Cupido se la poteva prendere comoda e farsi guidare dall’istinto, ora le app gli danno una bussola efficiente in un book copioso di cuori solitari. Individuare presto e veloce. E anche bene e per questo ci sono i parametri di selezione: ricco? alto? bello? sportivo? con figli? Chiedi e ti sarà dato. O meglio, proposto. Vien da sé che sono pochi e gettonatissimi i profili che hanno i requisiti più in auge (con benessere, bellezza e solarità), mentre tutti gli altri restano in panchina a rastrellare il sottobosco. Schede su schede di volti catalogati la cui permanenza nelle app ne fa il loro successo.
Se è vero però che può anche essere gradevole scegliere attivamente, è anche vero che essere ridotti ad una scelta passiva mediante una scheda scrutinata in pochi secondi, non piace a nessuno.
Svelato questo fastidioso doppio-pesismo delle app amorose che alla lunga si sono derubricate in incroci per rapporti occasionali (con conseguente aumento delle cancellazioni), le dating hanno iniziato a virare sull’amicizia, sulla condivisione di interessi, di hobbies: unire passioni senza la pressione morale dell’amore. Meglio. Più spendibile. Dicono il business trend dei prossimi anni.
Una sorta di rivisitazione tecnologica dell’innovativa intuizione del noto psicoterapeuta Matteo Lancini, ben spiegata nel suo ultimo libro A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni (pubblicato da Giulio Einaudi editore) dove, in un’epoca dove è tramontata la coppia tradizionale impostata sul “per sempre”, ne è nata una nuova che va sotto il nome di “amicizia amorosa”. Gioco, passoni, spazio e assenza del controllo.
In fin dei conti, se intraprendere una “relazione seria” oggigiorno spaventa molti, avviare un’amicizia no. Giochi di parole, direbbero i più avveduti, ma che ai moderni single piacciono tanto e sui quali le app fanno fatturati milionari.
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