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Meritare l’Europa, il volto di una generazione che guarda al futuro

Studente e social media manager
Meritare l’Europa, il volto di una generazione che guarda al futuro

Sono uno dei 250 giovani che hanno partecipato alla scuola di formazione politica “Meritare l’Europa”, con il Senatore Renzi. Con gli altri ragazzi provenienti da varie parti d’Italia e da alcuni paesi europei abbiamo trascorso tre giorni di confronto e dialogo con i senatori, i deputati e le ministre di Italia Viva e molti ospiti anche internazionali. Abbiamo inaugurato i lavori con una lezione del direttore de La Repubblica Maurizio Molinari, con il quale abbiamo fatto il punto sulla geopolitica internazionale parlando di Russia, Cina, Corea del Nord, fino ad arrivare al Medio Oriente e alla Turchia. C’è stato spazio per la politica del territorio, quella dei nostri sindaci, per affrontare poi, nella seconda giornata, il tema delle politiche europee. Oltre ad un focus sull’economia e finanza di Davide Serra, abbiamo trattato dell’importanza dell’arte e della cultura che nutrono l’anima con Mauro Felicori e ascoltato la significativa e commovente storia di Teresa Bellanova.

In questi giorni abbiamo capito quanto molti di noi giovani siano disposti a mettersi in gioco e debbano essere considerati come un bacino di potenzialità e energie da liberare per questo paese, dove spesso la politica diventa populismo e si riduce ad essere fatta solo da rimpalli di responsabilità, mancanza di progettualità per il futuro, insulti e urla. Sappiamo che l’unica risposta al populismo è l’educazione, e sono per questo contento di appartenere ad una comunità, ad un partito, che mette al centro proprio la formazione delle nuove generazioni.

Con questa iniziativa, seppur di tre giorni, abbiamo dimostrato come, ponendo attenzione alla sicurezza e alla salute di tutti, si possa e si debba fare scuola, senza la quale, come ha ricordato Matteo Renzi nel discorso conclusivo, un paese è finito. Ripartire dalla scuola e dall’Università, troppe volte dimenticata, è un dovere civico, morale e sociale. La scuola, che rende liberi di scegliere e riflettere, non è solamente un percorso nozionistico, ma un luogo dove si sviluppano relazioni umane, poco coltivate per ovvi motivi durante il lockdown, e dove si cresce costantemente, essendo inoltre educati ad essere cittadini.

La nostra scuola si chiamava “Meritare l’Europa” e credo che per un ragazzo giovane come me non ci sia alternativa all’Unione Europea, soprattutto perché non può esistere un sistema che tenga insieme cinquecento milioni di abitanti rispettando le diversità di ognuno, senza omologazione. Faccio parte di quei sognatori che auspicano la costituzione di un’Europa nuova e federale, gli Stati Uniti d’Europa, ma questo progetto si potrà realizzare soltanto se iniziamo a spiegare ai giovani meno interessati cosa fa l’Europa per noi, quali politiche e iniziative può elaborare e realizzare per il nostro futuro, quali sono le sue istituzione e le sue funzioni. Oggi più che mai risorgono euroscettici e nazionalisti, che, con uno sfrenato utilizzo dei social, fanno dell’Europa il capro espiatorio di tutti i nostri problemi.

Dobbiamo essere quindi capaci di far recepire una diversa e veritiera narrazione dell’EU e credo sia necessario che nelle scuole vi sia, durante le ore di educazione civica, una formazione alla cittadinanza europea attiva e consapevole. Nel discorso finale della scuola, Renzi ci indicato tre parole chiave: talento, merito, uguaglianza vera.

Credo che questa breve ma intensa esperienza ci abbia arricchito anche e soprattutto grazie ai rapporti umani che si sono sviluppati, che ritengo parte fondamentale del fare politica. Alla fine della scuola ci è stata consegnata ad ognuno di noi una rosa bianca,il simbolo del movimento di Sophie Scholl e dei ragazzi che si opposero, con resistenza non violenza, al regime di Hitler, perdendo la vita. Siamo fortunati a non aver dovuto combattere per la libertà, ma facciamo politica per impegnarsi contro la mediocrità e la superficialità. Non dobbiamo dimenticare il passato e la nostra storia, ma al contempo siamo chiamati a guardare avanti, al nostro futuro che vogliamo costruire, insieme.

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