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Mollo tutto e scappo a Cefalù

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale
Mollo tutto e scappo a Cefalù

Mollo tutto e scappo via, anzi, scapo a Cefalù: una perla mediterranea a pochi chilometri da Palermo incastonata tra una roccia minacciosa alta ben 268 metri e un mare azzurro cielo. E poi tante vie strette e casette basse color crema in un girotondo intorno alla Cattedrale, una preziosa eredità Arabo-Normanna che ha plagiato tutta la Sicilia settentrionale. Un viaggio meraviglioso quello fatto tra Cefalù e Palermo, quest’ultima chiaramente non un Capoluogo di Regione ma la Capitale di uno Stato a sè per abbondanza di cultura, storia ed Istituzioni che solo qui e a Roma si possono trovare.

Palermo è una città misteriosa: si mette in mostra ai turisti quanto basta per farsi fotografare, assaggiare, ricordare ma mille filtri restano sospesi fra la sua immagine e la sua anima. Così come i Palermitani, accoglienti nella forma ma imperscrutabili nella sostanza. Due gli scorci indimenticabili: il primo (in celebrazione anche dell’imminente 34esimo anniversario dalla strage di Capaci) è vedere, e a Palermo ci sono numerose targhe commemorative, che gli indimenticati Giudici Falcone e Borsellino  sono nati e cresciuti nello stesso quartiere palermitano di molti futuri mafiosi che loro stessi hanno fatto poi arrestare. In altre parole, guardie e ladri, ancora bambini e acerbi, crescevano insieme, negli stessi campetti, negli stessi spazi, fra le stesse persone e difficoltà. Una contraddizione fra giusto e sbagliato che spacca quella logica che li vorrebbe separati, una terra che ha dato i natali al male e al bene allo stesso tempo, alla malattia e al suo anticorpo, alla corruzione d’animo e alla rettitudine, lì, incredibilmente insieme. Nello stesso quartiere, gomito gomito.

Il secondo, la devozione religiosa dei Siciliani. In una Palermo e Cefalù disseminate di Chiese, Cappelle e Altari, la partecipazione alla vita religiosa della Comunità è enorme, trascinante, non solo in occasione delle grandi Processioni ma anche alle liturgie settimanali financo al semplice “saluto alla Santa”. E poi rose, rose di tutti i colori per Santa Rosalia, Santa Rita, preghiere e protezione provenienti da tutta la città ma senz’altro in maggioranza dalle tantissime donne che custodiscono e curano questi luoghi con un amore familiare. dedito ed ereditario. E’ commovente tutto questo perché non parla solo di abitudini quotidiane, ma di qualcos’altro. Di qualcosa di più atavico, struggente, intimo ed emotivo. Di bisogno e di redenzione, di sofferenza e di speranza, dell’urgenza di consegnare segreti e dei Santi che ne ascoltano. Tutte contraddizioni che una macchina fotografica non può cogliere. Ma un’anima connessa sì.

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