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Niente più metafisica e stiamo addirittura meglio!

Giornalista e saggista
Niente più metafisica e stiamo addirittura meglio!

Leggere per la prima volta o rileggere fa sempre bene. Soprattutto se si parla di Gianni Vattimo, l’inventore del «pensiero debole» – insieme a Pier Aldo Rovatti – che fu un’idea filosofica  decisamente in anticipo sui tempi e venne duramente attaccata. Oggi lo vediamo in azione, ad esempio nel pontificato di Papa Francesco nella misura in cui mette fine ai «valori non negoziabili» e apre ad una fede innervata dalla misericordia.

Quindi è altamente meritoria – sul piano culturale (ed oggi è importante) – l’operazione editoriale compiuta da La Nave di Teseo che ha pubblicato in volume unico i principali scritti del filosofo torinese, in coincidenza con il compimento degli 85 anni.

Il volume raccoglie così molte opere,  suddivise in tre parti: la fisionomia dei filosofi importanti per la sua formazione (Pareyson, Heidegger, Gadamer…); l’ermeneutica; il «pensiero debole». Uno dei fili conduttori di Vattimo – che viene dalla sua formazione giovanile in Azione Cattolica – è il dialogo con il cristianesimo.

Ed eccoci al rapporto con il «pensiero debole», che vuol dire dissoluzione della metafisica per ricondurre Dio al livello dell’umano (Antonio Gnoli nella prefazione). Ovvero una modalità di pensiero che rinuncia alla totalizzazione e sistematizzazione del reale in una gabbia logico-concettuale che reprime o sopprime gli elementi dell’esperienza storica dell’uomo. Applicato al cristianesimo: è necessario riflettere sul «credere di credere» e no alla violenza nel nome della religione (Dopo la cristianità, cap. 8 e 9).

Dove è l’anticipo sui tempi? Quando Vattimo scriveva così, erano gli anni di Giovanni Paolo II, dell’enciclica Fides et Ratio con la riproposizione della razionalità della fede e della filosofia «ancella della teologia», del cardinale Ratzinger incessante guardiano della dottrina e del Magistero e dei «valori non negoziabili» dichiarati dai vescovi italiani sotto la guida del cardinale Ruini. Come se fossero queste le uniche espressioni teologiche e pratiche della fede cristiana.

Oggi con papa Francesco abbiamo un’impostazione «debolista» – che non è svendita dei valori – cioè il primato della relazione tra le persone e con Dio, la misericordia come chiave di un atteggiamento verso l’umanità ed i mondo, cui si unisce l’assunzione di responsabilità verso le persone e il mondo, nel nome della fratellanza universale perché il Dio cristiano della relazione crea la Terra e l’umanità e affida la prima alla seconda in un rapporto di reciprocità.

Straordinariamente attuale in Essere e dintorni (da leggere e rileggere il cap. 25) l’idea che non dobbiamo pensare nei termini di «trionfo» di una fede sull’altra ma nei termini di vivere un’esperienza religiosa (postmoderna) in cui il rapporto con il divino non sia più inquinato da paura, violenza, superstizione.

Poi naturalmente il volume (vale tutti i 50 euro che costa, vista la quantità dei testi che raccoglie e il pregio di poter realizzare una lettura sequenziale o trasversale di Vattimo!) può dare vita a piste di lettura differenti e personalizzate: solo filosofiche, ad esempio. Però a mio avviso il tema della declinazione del cristianesimo si presenta particolarmente interessante. Come fa notare Gnoli nella Prefazione, se la metafisica è tramontata, allora si intravede un cristianesimo che si identifica con il principio della Caritas, dell’amore e della misericordia. Che non è meno cristianesimo, come una teologia presunta forte vorrebbe far credere, ma una religione a dimensione umana, che parte dalla creatura limitata e fallibile e dal dialogo tra le visioni del mondo.

Gianni Vattimo, Scritti filosofici e politici, Introduzione di Antonio Gnoli. Presentazione di Gaetano Chiurazzi La Nave di Teseo, 2021 pp. 2500, euro 50.

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