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No, caro Dario Nardella, non sono d’accordo

Ambientalista
No, caro Dario Nardella, non sono d’accordo

Caro Dario Nardella, ho letto la tua lettera che hai indirizzato al Foglio, con la quale hai annunciato il tuo sì al referendum sulla riduzione dei parlamentari.
Sintetizzando scrivi che i riformisti non devono avere paura delle riforme; che la riduzione dei parlamentari obbligherà i partiti ad investire sulla qualità dei parlamentari; che gli evidenti limiti di questa riforma saranno poi risolti in seguito e che anzi, il risultato del referendum sarà un’occasione per riorganizzare tutto il sistema.

Motivi, che mi sembrano davvero discutibili:
1 – I riformisti non devono avere paura delle riforme, sono d’accordo. Ma i riformisti devono anche giudicarle e dare una priorità alle riforme che servono al Paese. Questa riforma non è una riforma che serve al Paese, servisse all’Italia potremmo anche accettare le inevitabili sceneggiate di Di Maio e compagnia nel caso di vittoria del Sì. Il punto è che finita la sceneggiata, tutto terminerà lì e i problemi, quelli veri, saranno ancora tutti lì. Mentre i populisti saranno ancora più convinti che è inutile affrontare i problemi complessi, quando governare con le minuzie comunicate efficacemente dà comunque consenso.

2 – Che la riduzione dei parlamentari obbligherà i partiti a scegliere i candidati migliori, questa è una tua opinione, io sinceramente ho qualche dubbio. Anzi per la verità sono convinta che i minori spazi a disposizione renderebbero i gruppi dirigenti dei partiti ancora più chiusi e meno aperti all’inserimento di nuove figure.
Ma su questo tema diciamo che è una questione di punti di vista.

3 – il terzo punto però, quello sui limiti della riforma, che a tuo avviso saranno risolti in seguito, è quello che mi ha colpito di più.
Tu infatti non sei solo un politico, sei anche il Sindaco di Firenze.
Ecco, se io presentassi al Comune di Firenze il progetto di una casa con evidenti problemi di stabilità, ma assicurando che li risolverò in seguito, sono sicura che non mi autorizzeresti a costruirla. Mi diresti “prima risolvi i problemi e poi avrai l’autorizzazione”.

La Costituzione non è un feticcio, hai ragione, ma se si decide di cambiarla, vorrei che stesse in piedi fin dal giorno seguente in cui è stata modificata e non dover aspettare le migliorie necessarie, senza nessuna garanzia che saranno poi effettivamente realizzate.

Io non sono fra quelle persone che pensano che la vittoria del Sì possa costituire un pericolo per la Democrazia, la qualità della Democrazia rimarrebbe la stessa del giorno precedente. Ma a perdere sarebbe la capacità dell’Italia a risolvere i tanti problemi che abbiamo. A noi serve un Paese migliore e per averlo serve una Politica migliore, non una Politica che vive di sciocchezze.

Per questo voterò NO al referendum, per una Politica migliore, impegnata a risolvere le questioni serie.

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