Il cinismo va di moda. Fa bella mostra di sé sui social network, dove gli smascheratori di interessi personali nascosti dietro alle buone intenzioni raccolgono cuoricini e seguaci. Non che prima dei social fosse un sentimento estraneo all’animo umano, ma le piattaforme gli hanno regalato una ribalta nuova e sempre accesa.
Nel film Horse Feathers, Groucho Marx cantava: “Qualsiasi cosa sia, sono contrario”. È diventato il tormentone del nostro tempo, ma privato dell’ironia di Marx. Il cinico crede che le persone agiscano sempre e solo per tornaconto personale, e gode nel mettere a nudo questo secondo fine, reale o presunto. C’è una buona dose di vanità dietro quell’atteggiamento: lo sbugiardatore sa che smascherare gli altri lo fa apparire perspicace, sveglio, uno che la sa lunga. E il pubblico lo premia.
Il cinico gode quando riesce a strappare al suo piccolo seguito quel sorriso amaro di chi scopre di essere stato illuso. E il paradosso è che, chi viene contagiato da quell’onda scura, gli è grato: pensa di essere stato salvato da chissà quale malìa. Il problema è che il cinico seriale non è un esperto di fact checking. È solo uno che rastrella il web in cerca di notizie fuori dal coro e le riversa su X o nella chat della palestra. Aggrega, certo, ma intorno alla disillusione.
Esiste un antidoto? Forse sì, e viene da lontano. Quest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, una figura che, se ricordata davvero, può rappresentare un baluardo contro il gioco del disinganno. Per la testata di Telos A&S Primo Piano Scala c, abbiamo parlato del suo messaggio sul valore della relazione con il sociologo ed economista Mauro Magatti.
“Francesco ha piena consapevolezza del rapporto strutturalmente relazionale che lega la vita di ogni singolo individuo. Si pensa in relazione al cosmo, quindi a Dio non come un’astrazione, ma come qualcosa che si esprime nella relazione con gli altri – i fratelli – e con la natura” osserva Magatti.
Un messaggio che contrasta con l’individualismo della società contemporanea e, ancor di più, con quella falsa capacità di fare comunità che il cinismo promette. Perché il cinico unisce, sì, ma intorno alla propria vanità.
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