Nonostante un contesto politico che sembrava favorevole alla risoluzione delle principali criticità del settore del gioco pubblico, il riordino della rete fisica appare oggi tutt’altro che scontato. A poche settimane dalla scadenza della delega fiscale, restano infatti numerosi interrogativi sul futuro della riforma. Quali sarebbero le conseguenze per il comparto qualora il Governo decidesse di non completarne l’attuazione? E soprattutto: il settore del gioco perderà ancora una volta l’occasione di dotarsi di un quadro normativo moderno, capace di favorire innovazione, tutela dei consumatori e contrasto all’offerta illegale?

La legge delega per la riforma fiscale del 2023 prevedeva il riordino sia del gioco a distanza sia del gioco terrestre. Con il decreto legislativo n. 41 del 2024, il Governo ha già dato attuazione alla parte relativa al gioco online. Il 13 novembre 2025 sono scadute le precedenti concessioni ed è entrato in vigore il nuovo regime concessorio, caratterizzato da requisiti più rigorosi per l’assegnazione delle 52 nuove concessioni per il gioco a distanza. Resta invece ancora aperto il capitolo del gioco fisico. La riforma della raccolta tramite rete fisica — che comprende sale da gioco, apparecchi da intrattenimento AWP e VLT, punti scommessa e sale bingo — è tuttora in attesa di essere discussa e approvata. I nodi da sciogliere sono numerosi e coinvolgono diversi livelli istituzionali. Tra le questioni più delicate figurano la distribuzione territoriale dei punti di gioco, la disciplina del cosiddetto distanziometro— ossia la distanza minima tra gli esercizi di gioco e i luoghi sensibili, come scuole, ospedali e strutture socioassistenziali — nonché la regolamentazione degli orari di apertura.

In questo contesto, la bozza di decreto attuativo predisposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rischia di non arrivare mai all’approvazione definitiva. Sebbene il termine per l’esercizio della delega fiscale sia fissato al 26 agosto 2026, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore vi sarebbe il rischio che il decreto non venga adottato dalla Presidenza del Consiglio. Le soluzioni individuate dal MEF sul tema del distanziometro e, più in generale, il tentativo di superare l’incertezza normativa e territoriale che caratterizza il settore da oltre un decennio sembrano aver alimentato discussioni e rallentamenti sul piano politico.
Quindi quali sarebbero le conseguenze di un eventuale mancato riordino? In primo luogo, si renderebbe necessario ricorrere a ulteriori proroghe delle concessioni esistenti, molte delle quali sono già scadute e sono state rinnovate temporaneamente. Ciò riguarderebbe in particolare gli apparecchi da intrattenimento, le scommesse sportive e le sale bingo. Sebbene tali proroghe possano garantire la continuità operativa del settore e comportino oneri economici per gli operatori, la mancata indizione delle nuove gare determinerebbe un significativo mancato introito per l’Erario. La questione assume particolare rilevanza se si considera il peso economico del comparto. Il gioco pubblico legale ha garantito infatti allo Stato un gettito fiscale di quasi 12 miliardi di euro nel 2024, mentre la spesa netta dei giocatori ha raggiunto i 21 miliardi di euro. In assenza di una riforma organica, il rischio è quello di prolungare una situazione di incertezza che potrebbe incidere negativamente sia sugli investimenti degli operatori sia sulla capacità dello Stato di programmare efficacemente il sistema concessorio.

Ma non si tratta soltanto di una questione economica. Un eventuale mancato riordino lascerebbe irrisolti alcuni dei principali problemi che da anni caratterizzano il settore nella sua rete fisica. Le differenze territoriali in materia di distanziometro, localizzazione dei punti di gioco e orari di apertura continuerebbero infatti a generare un quadro normativo frammentato, con regole differenti da Regione a Regione e spesso persino da Comune a Comune. Una situazione che alimenta incertezza per gli operatori e rende più difficile garantire un equilibrio tra tutela della salute pubblica e contrasto all’illegalità. Secondo AGIC, l’Associazione Gioco e Intrattenimento in Concessione, come riportato da Agimeg, «il riordino dovrebbe garantire alle aziende del comparto una pianificazione industriale di lungo periodo, che permetta di continuare ad investire in innovazione e sicurezza, e di implementare la funzione di presidio a sostegno della legalità nei confronti dei consumatori e degli esercenti». Resta dunque da vedere se il Governo deciderà di portare a compimento una riforma attesa da anni oppure se il settore dovrà continuare a operare all’interno di un quadro normativo incompleto e frammentato. Una scelta che non riguarda soltanto gli operatori, ma anche la capacità delle istituzioni di costruire un sistema più moderno, sostenibile e capace di rispondere alle sfide future del mercato del gioco pubblico.

Eleonora Para

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