BLOG

Pd e M5S, montagne russe tutto l’anno e una crepa che può favorire i soliti noti

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Pd e M5S, montagne russe tutto l’anno e una crepa che può favorire i soliti noti

Anche in questo caso, i numeri parlano chiaro. I numeri non mentono. In questo pezzo, prosecuzione dell’ultimo, con Livio Gigliuto analizziamo la situazione dei partiti di opposizione alla fine del 2022.

Una situazione piuttosto liquida ma, a ben guardare, anche piuttosto chiara. Partiamo dal gennaio scorso e dal M5S, a quel tempo in calo evidente e confermato. “Un calo che si è poi acuito fino a giugno, quando il partito di Conte ha registrato un calo di circa 7-8 punti”, spiega il vicepresidente di Istituto Piepoli. “Si tratta di quasi la metà del consenso di cui era accreditato”. Ma come avviene in ogni ciclo politico, arriva il momento della svolta. “Esatto, e questo momento coincide con le Amministrative. La classe dirigente dei pentastellati va a sbattere, e il partito chiude al minimo storico. Un risultato che fa riflettere molto. L’8% di un soggetto politico come il M5S non è paragonabile allo stesso risultato di un altro partito: qui c’è meno storicità, dunque meno legame ultradecennale, e più contingenza: è la possibilità o la speranza di cambiare o rivoluzionare le cose che spinge gli elettori a dare un voto in questa direzione”, spiega Gigliuto, direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale.

La conseguenza, o meglio le conseguenze, furono evidenti. Dal punto di vista politico e, dunque, dal punto di vista della narrazione. “Da prima, il M5S aveva assunto un atteggiamento aperturista, che di fatto segnava la fine dell’era dell’autonomia. Presentarsi da soli e rifiutare alleanze con altri partiti da quel momento non era stato più visto come un totem (il 2018 è sempre stato considerato quasi come un obbligo dettato dalle contingenze). Senza mezzi termini, quindi, era stato stabilito che il mondo in cui costruire questa nuova idea dovesse essere il centrosinistra. Dopo le amministrative, invece, cambia tutto. Conte fa saltare il dialogo con Letta e con il Pd e toglie l’appoggio al governo Draghi, di fatto contribuendo in maniera più o meno decisiva alla sua caduta”.

Due momenti chiave nell’analisi del 2022 del Movimento. “Proprio così, due momenti fondamentali. Perché da allora, cioè dalla caduta dell’esecutivo Draghi, il Movimento riprende una crescita continua. A essere premiata è la chiarezza del messaggio: ci siamo noi da questo lato, gli altri sono un’altra cosa, una cosa diversa, e noi non siamo con nessuno”. Mentre il Pd si perde in discorsi poco efficienti dal punto di vista elettorale e anzi s’impegna in una campagna che sa più di anticamera del Congresso, Conte riesce a insinuarsi negli spazi di sinistra, lasciati sguarniti dai dem: Reddito di cittadinanza, salario minimo, riduzione dell’orario di lavoro. “Il target a cui si rivolge è quello dei ceti meno abbienti, con particolare riferimento al Centro-Sud Italia. È sui pilastri che hai citato che punta per ridare fiato al partito. I dati sono da subito molto incoraggianti: il Movimento sale, il Pd scende. Come nei vasi comunicanti, quello che acquista l’uno perde l’altro. Il tutto fino alla chiusura finale del 25 settembre, in grande rimonta. Una tendenza ben visibile ancora oggi”.

Dal canto suo, il Pd ha vissuto una situazione diametralmente opposta. L’annuncio dell’inizio di un percorso comune col M5S lo ha portato a crescere e a rosicchiare consensi ai pentastellati. “Venuto meno questo tema – spiega Gigliuto -, il Partito democratico è crollato. Oggi è misurato ben al disotto del M5S, la rimonta è completata. Anche se c’è da dire che il racconto che fanno i democratici è più un racconto interno, in vista del Congresso, che un racconto all’esterno. Il risultato del 25 settembre, e ancor di più le rilevazioni successive, portano a dire che il cosiddetto ‘partito delle Ztl’, quello votato da chi vive nel centro delle grandi città, non è più il Pd. Insomma, sta mutando anche la questione socio-demografica”.

Considerata anche la natura della narrazione che il partito di Letta sta portando avanti, è lecito attendersi qualche cambiamento dopo marzo? “Sì. Mi aspetto un rimbalzo in termini di consenso. Anche perché al M5S è stato lasciato uno spazio che ha saputo cannibalizzare. Inoltre, questo sovvertimento del consenso, questo travaso di voti è stato possibile anche da una più generica considerazione; cioè che non ci fosse un polo unico a contendere la guida del Paese al Centrodestra. C’era anzi un piccolo polo di Centrosinistra composto da un partito e da un partito piccolo. Questo ha aiutato i pentastellati. Ulteriore errore è stato quello di non chiudere l’alleanza politica con il Terzo Polo dopo aver mandato all’aria quella con il Movimento 5 Stelle”.

Il Terzo Polo, che fluttua tra il 7 e il 9%: che futuro può avere? “Considerato il contesto – osserva Gigliuto -, ha un’opportunità, che è quella di riprendersi il Centrosinistra. Lì, infatti, il Congresso di marzo certifica che manca una leadership, cosa che invece al centro c’è ed è riconosciuta. Il tempo e una nuova stagione politica potrebbero smussare sentimenti di avversità tra i diversi personaggi in causa. Aggiungo un numero: per la prima volta dopo tanti anni, Renzi chiude l’anno con un gradimento superiore a quello registrato a inizio anno (15% contro 12%). E dunque – chiude il vicepresidente di Istituto Piepoli – non sarei affatto sorpreso se tra alcuni anni un politico come lui dovesse tornare a essere riferimento nel Centrosinistra”.