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Perché il tampone di massa non può funzionare

Agitatore culturale
laboratorio

È esplosa forte in questi giorni, sostenuta da una parte dell’opinione pubblica, la proposta a favore della strategia dei tamponi a tappeto. Annunciata come la soluzione a tutti i mali causati dal demone del coronavirus, vi racconto perché questa misura non porta benefici.

La teoria dei “tamponi a tappeto” inizialmente lanciata in Veneto dal Presidente Zaia, ha raccolto dapprima il favore di alcuni politici, opinionisti, professionisti e, addirittura, di alcuni medici. Anche per questo è in corso a suo sostegno una raccolta firme online.

Tuttavia occorrono alcune considerazioni che evidentemente sono le stesse del comitato di esperti del Ministero della Salute che attualmente non ha accolto positivamente questa richiesta.

I quali ritengono che fare tamponi a raffica e in maniera indistinta alla popolazione in questa fase esponenziale, con le reali tecnologie certificate per analizzare i tamponi, con l’attuale capacità numerica di analisi è una proposta utile concretamente solo a ottenere simpatia e consenso tra la massa.

Dal punto di vista medico fare tamponi a tutti non ha utilità per contenere l’emergenza sanitaria. Questo perché:

1) il tampone è una foto istantanea della situazione di un determinato attimo (dunque rileva se in quel preciso istante il paziente esprime carica virale). Il paziente potrebbe contrarre il virus il minuto dopo aver fatto il tampone. Con la beffa di ricevere il risultato negativo dopo alcuni giorni e aver contratto il virus nel frattempo;
2) eseguire un tampone non è facile. Si tratta di una manovra che richiede esperienza dell’operatore, perché potrebbe essere generato un materiale (il tampone stesso) non idoneo ad essere analizzato;
3) la carica virale di un individuo infetto non è sempre elevata al punto da essere rivelata.

Dunque, alla luce di questi motivi, è facile notare come si generebbero troppi falsi negativi (tralasciando lo sforzo organizzativo immenso sprecato quando invece, ci sono cose più urgenti di cui occuparsi).

Riassumendo, a queste condizioni di contesto e di tecnologie disponibili i tamponi sono sicuramente utili solo per determinate categorie.
Non solo, nei falsi negativi l’illusione di non essere contagiati genererebbe comportamenti pericolosi per tutti.
Dunque, in questa fase, la soluzione è considerarci tutti potenzialmente positivi e possibili “untori”.
Per questo occorre seguire le raccomandazioni delle Istituzioni: Stare a casa e lavarsi le mani in primis.

È facile, spinti dalla paura, abbandonarsi a scorciatoie banali ma la complessità dei problemi e la consapevolezza degli impedimenti tecnici dovuti al fatto che stiamo parlando di qualcosa di assolutamente nuovo devono tradursi in una maggiore cautela anche nella proposta di soluzioni. Eppure la campagna Milano non si ferma dovrebbe aver insegnato a tutti noi più di qualcosa. Almeno questo è quello che mi auguro.

N.B.

Oltre ad essere un “agitatore culturale”  sono un Tecnico di Laboratorio Biomedico impiegato presso un grande ospedale pubblico milanese ed ho conseguito la laurea magistrale in Scienza delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche presso l’Università degli Studi di Milano.

Francesco Caroli

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