Interviste
Come cambia la frontiera dell’economia, dogane e controlli con il sostegno dell’AI
L’Intelligenza artificiale sta ridefinendo l’operato dell’Adm, aumentando la competitività e la capacità dello Stato di governare flussi economici più voluminosi attraverso l’analisi automatica del rischio
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha scelto l’intelligenza artificiale come leva principale per i controlli alle frontiere. La direzione paga: nel 2025 la fiscalità di accise, monopoli e dogane ha generato quasi 88 miliardi, con una crescita dell’1,73% rispetto all’anno precedente. Il cuore della nuova strategia si chiama Autentica 2.0, un software sviluppato insieme a Sogei. Funziona così: algoritmi di computer vision analizzano in tempo reale le immagini dei prodotti e restituiscono un indice di probabilità di contraffazione, che indica ai funzionari dove vale la pena fermarsi. Non è un automatismo cieco, ma un aiuto a decidere meglio, concentrando i controlli fisici dove il rischio è più alto e lasciando passare più rapidamente chi è in regola. Nel 2025, l’Agenzia ha sequestrato oltre 5,5 milioni di prodotti falsi, per un valore stimato di 18 milioni di euro, con quasi settemila violazioni accertate: oltre la metà giocattoli e articoli sportivi, il 14% tabacchi, il 6% abbigliamento.
L’innovazione non arriva dal nulla. Dal 2015, e in forma pienamente digitale dal 2018, l’Agenzia usa Otello 2.0, il sistema che gestisce il visto elettronico sulle fatture tax-free dei viaggiatori extra-Ue. È stato il primo strumento doganale italiano basato sull’analisi automatica del rischio, con i flussi smistati su canale verde o rosso a seconda del profilo. Su quel modello, ormai consolidato, si innesta Autentica 2.0: dalla carta che scompare si passa alla merce riconosciuta dall’algoritmo.
I vantaggi sono su più piani e riguardano tutti: imprese e consumatori. Controlli più mirati proteggono il made in Italy dalla concorrenza sleale dei falsi e i consumatori da prodotti senza garanzie su materiali e standard. Sul piano operativo, l’e-commerce ha frantumato le spedizioni in milioni di piccoli pacchi che moltiplicano i punti d’ingresso: il controllo a tappeto, semplicemente, non regge più. Solo l’analisi algoritmica consente di gestire questi volumi senza paralizzare la logistica, accelerando lo sdoganamento delle merci a basso rischio e liberando personale qualificato per i casi davvero complessi. Per le imprese in regola si traducono in tempi più prevedibili e costi minori lungo la catena, un vantaggio non da poco anche per chi vive di export.
C’è poi un effetto meno visibile ma decisivo: i modelli imparano nel tempo, alimentati dai sequestri e dallo scambio di informazioni con le altre dogane europee, e affinano via via i profili di rischio. Sul piano fiscale, la stessa logica si sta estendendo ad altri terreni, dal contrasto alle sottofatturazioni in dogana al match fixing nelle scommesse sportive. L’esperienza dell’Agenzia conferma una regola valida per ogni applicazione dell’IA al settore pubblico: efficienza, qualità dei dati e trasparenza dei modelli vanno tenute insieme, perché è da questo equilibrio che nasce la fiducia degli operatori privati.
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