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Quali prospettive per i socialisti milanesi: ne parliamo con l’On. Roberto Biscardini

Intervista a Roberto Biscardini

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno del mondo socialista, intervistando Roberto Biscardini, fondatore dell’associazione Riaprire i Navigli e politico di lungo corso, ex senatore, consigliere comunale, consigliere regionale. A pochi mesi dalle elezioni amministrative, i socialisti milanesi hanno deciso di presentare una lista autonoma ed unitaria. Abbiamo chiesto a Biscardini di raccontarci qualcosa in più.

On. Biscardini, nel suo energico intervento all’assemblea unitaria dei socialisti milanesi, non “le manda a dire”: attacca frontalmente il cosiddetto Modello Milano, che è proprio la bandiera identitaria del sindaco uscente Beppe Sala. A questo proposito, le rivolgo due domande nette, per definire meglio la vostra proposta:

  • qual è il modello socialista per Milano, quali caratteristiche dovrebbe avere?
  • presentarsi in alternativa a Sala, mi scusi il paragone rozzo, non è come andare a sbattere contro un muro? La politica polarizzante degli ultimi anni non sembra lasciare spazio ad operazioni come questa, identitarie e culturali. Oggi, si vince solo con il pallottoliere alla mano, e prestando una stretta osservanza alla “geografia dei numeri”.

Penso che il modello di cui Milano ha bisogno è quello di una “città giusta”. Una città di tutti e non solo dei più privilegiati. Una città dell’uguaglianza e dei diritti.

La politica socialista, o di un centrosinistra diverso dall’attuale, soprattutto in questo delicato momento, sta dalla parte dei cittadini e delle persone. Avendo consapevolezza che la pandemia ha solo aggravato una situazione che era già grave prima. Quella di una città nella quale, al di là delle apparenze, c’erano già aree diffuse di grande povertà. Oggi i poveri sono sempre più poveri, i ricchi sono sempre più ricchi e il ceto medio dei commercianti, dei liberi professionisti, dei piccoli imprenditori e degli artigiani si è impoverito.

Questa immagine (il nostro andare a sbattere contro un muro, n.d.r.), di una politica tipica della Seconda repubblica, non regge più.

Il bipolarismo si è sfarinato, la classe politica che ci ha governato in questi anni è sempre meno credibile, la personalizzazione della politica, persino dei Sindaci eletti direttamente dal popolo conta sempre meno. I cittadini hanno sempre più bisogno di cose concrete, non di schieramenti. Proclamare, come fa Sala, io sono il centrosinistra, non ha alcun senso, se poi questa sinistra non fa altro, di fatto, che ripetere le politiche della destra. Si parla tanto di Europa, ma in Europa questo scenario devastante, di una politica che non è più in grado di governare, non esiste. In Europa le forze politiche si richiamano ancora alle grandi tradizioni delle culture popolari o socialdemocratiche. Anche quello era bipolarismo, ma non era la sommatoria di partiti o di liste senza identità.

I numeri possono cambiare in fretta e la Milano dei cittadini può ritornare a riconoscersi nel bisogno di un nuovo socialismo.

  • Biscardini, Lei è anche architetto e urbanista: Milano, nonostante le vuote dichiarazioni di tanti sindaci (la famosa “attenzione alle periferie”), sembra non essere in grado di colmare la cesura netta rappresentata dalla circonvallazione esterna. Fuori, la periferia degradata. Dentro, la Milano che piace nel mondo. Cosa propone per superare questa antica e spinosa dicotomia?

Occorre una visione diversa della città, di cui i socialisti sono stati sempre i portatori. Milano è la capitale di una grande area metropolitana e regionale che vive in ragione delle relazioni che ha con l’esterno. Se la periferia degrada, se l’hinterland continua a impoverirsi, come si è impoverito in questi ultimi decenni, anche Milano non si salverà. Come tutte le grandi città europee, Milano dovrebbe proiettare la sua politica anche all’esterno anziché chiudersi nei propri confini. Se concentra la sua politica solo sulla bellezza del proprio centro storico, meno congestionato delle periferie, con l’aria più pulita e con i palazzi sfavillanti, Milano va a sbattere. La Milano “città giusta” non è la Milano delle contesse del centro storico.

  • Ultimissima domanda: la giunta uscente sembra puntare tutto, per la nuova campagna elettorale, sullo slogan della “città in 15 minuti”. Qual è il suo pensiero a riguardo

Anche dal punto di vista della comunicazione è una stupidaggine. Un conto è dire che bisogna restituire ai quartieri i servizi fondamentali, compreso il commercio di vicinato distrutto dalla grande distribuzione, un conto è pensare ai cittadini chiusi in confini sempre più piccoli, quando sappiamo che le opportunità di lavoro, di svago, culturali e persino sociali crescono nelle relazioni di grande scala.

Noi socialisti abbiamo sempre pensato ad una mobilità, garantita soprattutto da un efficace servizio di trasporto pubblico, come un diritto per nuove opportunità. Una città chiusa in quartieri in cui tutti vanno a piedi o in bicicletta è una visione da film dell’orrore.

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