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Suicidio Cloe Bianco, il moralizzatore Saviano cavalca la polemica e si scaglia contro l’assessore Donazzan

Giornalista
Elena Donazzan-Roberto-Saviano

Il moralizzatore che si fa trovare sempre in prima linea quando si parla di immigrati, quello che difende poveri e disgraziati dal suo lussuoso attico a NewYork, quello che ha costruito la sua fortuna parlando di mafia e camorra, è tornato.
Roberto Saviano, l’intellettuale osannato nei salotti radical chic, quelli dove l’unico verbo ammesso è sparare a zero sulla destra, su quel sovranismo sostenuto da ignoranti, reietti, sprovvisti di umanità ed ovviamente di cultura.
Eh già, perché l’intellighenzia non è affare di destra.
E Saviano non perde occasione per sottolinearlo, mettendo in atto quel gioco perverso di chi, per accendere un faro su di sé, getta fango e tenebre su chi non appartiene alla sua schiera.
Ogni volta sceglie una vittima sacrificale da gettare sul patibolo della gogna.
È toccato a Salvini e Meloni che ha definito “bastardi insopportabili”, ribadendo che per lui questi non sono insulti bensì “una feroce critica politica”.
Una critica forse un po’ troppo feroce visto che gli costerà un processo per diffamazione.
Mi meraviglia che uno come lui, che appartiene all’empireo degli intellettuali, non abbia saputo distinguere l’esercizio di critica dall’insulto.
Pure il dizionario di Oxford ci dice che “bastardo” è un’ingiuria.
Gli sarà sfuggito, del resto anche i migliori possono scivolare.
Però non si è scoraggiato.
Anzi, ci ha detto che non sarà certo una querela a dissuaderlo da ciò che ama di più fare.
Il nemico di destra va perseguito, combattuto e offeso anche se ci sono giudici che avvertono di cambiare registro.
Si è scatenata una polemica che coinvolge un Assessore donna, che appartiene a Fratelli d’Italia, quindi fascista, che non si può non cavalcare, avrà pensato il buon Saviano.
C’è coinvolta una donna trans, Cloe Bianco, che si è suicidata e che circa sette anni prima aveva incontrato sulla sua strada Elena Donnazan, assessore all’Istruzione della regione Veneto.
Lo scrittore è andato ad ingrossare le fila di chi sta chiedendo a gran voce le dimissioni dell’Assessore addossando a lei tutte le colpe della tragica fine di Cloe.
Cosa era accaduto?
Una mattina di sette anni fa Cloe, all’anagrafe Luca Bianco, si era presentata in classe in abiti femminili. Aveva deciso di mostrarsi con l’aspetto che sentiva rispecchiare la sua vera identità. Agli alunni aveva chiesto di essere chiamata Cloe e aveva spiegato il motivo della sua scelta. Ma non tutti capirono. Non tutti accettarono. Il padre di un alunno scrisse una lettera indignata ad Elena Donazzan che all’epoca era Assessore regionale all’Istruzione.
Nel pieno delle sue funzioni ritenne che l’abbigliamento con cui l’insegnante si era presentata a scuola non fosse consono a quel rigore che si chiede agli stessi ragazzi ((parrucca minigonna e tacchi a spillo).
Venne successivamente spostata ad occupare ruoli di segreteria.
Non spetta a noi giudicare se abbia fatto bene o male, tracciare i confini delicatissimi che separano la libertà di autodeterminazione della persona e le regole da rispettare all’interno di un istituto scolastico.
Sicuramente addossare alla Donazzan tutte le responsabilità di questa tragica morte la ritengo una becera strumentalizzazione politica .
E Saviano non è mancato all’appello
Ecco cosa scrive in un tweet:
“Elena Donazzan appartiene a una classe politica che per un pugno di voti blandisce un elettorato omofobo e razzista. Avrebbe dovuto scusarsi per aver messo alla gogna Cloe Bianco, una cittadina, una professionista. Invece ha rincarato la dose. Deve dimettersi”.

Il moralizzatore è salito nuovamente in cattedra per fare ciò che gli viene meglio: insultare.

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