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Si è dimesso da solo, nessuno lo ha costretto. Ma va?

Giornalista e saggista
Vista  della Basilica dal Colle vaticano
Vista della Basilica dal Colle vaticano

Ecco la scoperta del giorno: l’1 marzo 2021 scopriamo dal Corriere della Sera che Ratzinger si è dimesso di sua volontà.

Ci volevano due pagine di colloquio con l’Emerito per farcelo sapere una volta di più, due pagine firmate dal noto collega editorialista politico ed editorialista di “cose” vaticane.

Ineffabili le affermazioni: “non ci sono due papi, ce n’è uno solo”. Davvero? Non sembrava (tono ironico…). E ancora dice Ratzinger: ” fu una decisione sofferta, ma credo di aver fatto bene. La mia coscienza è a posto”.

Assolutamente d’accordo. Ma le domande sono altre. Prima di tutto quale utilità hanno articoli di questo genere che nell’insieme rimestano temi già visti e sentiti. Certo che Ratzinger si è dimesso di sua volontà e senza dietrologie o complotti. Se non si fosse dimesso oggi sarebbe il Papa regnante, a 93 anni, 94 ad aprile.

Ma davvero qualcuno sano di mente pensa che si possa governare una struttura complessa a quell’età? Certamente per chi crede è sempre all’opera l’assistenza dello Spirito Santo, tuttavia ci saranno pure dei limiti a una “certa età”. O no? O la realtà non la dobbiamo chiamare per nome? Eppure nell’articolo le condizioni fisiche vengono descritte bene.

Stupisce l’incapacità di non voler vedere a tutti i costi una realtà sotto gli occhi di tutti e cioè che le strutture complesse hanno bisogno di leaders in forze, attivi, propositivi, capaci di viaggiare per il mondo cattolico di persona o in video per motivare i fedeli e tenere alta la fiamma spirituale.

Il nodo vero, invece, nessuno lo affronta. E sarebbe una carenza piuttosto vistosa nel Diritto canonico, cioè decidersi finalmente a contemplare la figura del papa emerito, di un papa che decida di dimettersi. Non averlo fatto finora ha alimentato voci sui complotti dietro le dimissioni e ha avallato fiumi di parole sulla dicotomia tra due papi. Qui fa capolino un reale problema della Chiesa del Terzo Millennio: la scarsa capacità a chiamare per nome ed affrontare i problemi reali.

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