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Spazio “Co-blogging” – Tecnologia e innovazione

Esperto di politiche energetiche e sviluppo commerciale
Spazio “Co-blogging” – Tecnologia e innovazione

Quello che trovate in calce è il primo articolo che apre un canale del blog che definisco “Co-blog”, ovvero uno spazio in cui, con frequenza non determinata, condividerò contributi che ho trovato interessanti e che pertanto meritano una lettura e riflessione. Quello di oggi è dell’amica Gaia Raisoni, esperta di lifelong learning e formazione professionale. Gaia ci ricorda che la drammaticità del periodo che stiamo vivendo può trasformarsi anche in una opportunità di testare, di sperimentare attraverso l’ausilio tecnologico, alcuni strumenti digitali che oggi sarebbero risultati determinanti per la sicurezza di tutti noi. Le parole chiave? Innovazione, competenza, coraggio.

Perchè la tecnologia richiede competenze e coraggio – Gaia Raisoni

La percezione delle competenze ai tempi del coronavirus è necessariamente mutata. Le competenze specifiche in ambito medicale, farmaceutico, scientifico sono oggi ritenute da tutti fondamentali per garantire la sopravvivenza.
Competenze ingegneristiche e tecnologiche hanno permesso di stampare in 3D moduli per respiratori e di mettere a punto app per tracciare gli spostamenti delle persone contagiate e dei loro contatti, così da prevenire focolai e mettere così in pratica le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero “trovare il contagiato, isolarlo, testarlo, trattare ogni caso e tracciare ogni contatto”.
Il sito di Agenda Digitale aiuta a comprendere meglio come applicazioni, sistemi informativi e piattaforme – in paesi come Cina, Corea del Sud e Singapore – hanno portato benefici al sistema paese:
1. Controllo sulla popolazione con geolocalizzazione, che ha impedito alle persone di uscire di casa;
2. Tracciamento degli spostamenti dei positivi sia con app specifiche sia con la messa a disposizione dei dati di rete cellulare, con l’obiettivo di identificare più prontamente le persone con cui i positivi sono entrati in contatto e, di conseguenza, isolarle;
3. Avere una mappa in costante aggiornamento dei positivi utile alla protezione civile e alle istituzioni.
Molto già si poteva fare avendo a disposizione, da parte dalle aziende di telefonia mobili, i dati degli spostamenti per la geolocalizzazione. Utilizzare strumenti già sono in uso alle persone, come per esempio l’app Salute di Apple, avrebbero permesso di riconoscere i sintomi e agire con una conseguente tracciabilità dei positivi. In Cina, si è scelto di non crearne di nuove, ma di potenziare app presistenti e già in uso nella popolazione, come WeChat.
L’Italia non è stata a guardare: giovedì 26 marzo è terminata la call che il Ministero dell’Innovazione ha aperto per raccogliere soluzioni tecnologiche utili alla tracciabilità dei cittadini. Entro pochi giorni sarà scelta la soluzione più efficace in termini di privacy, tutela della salute e contenimento del contagio. Alcune app “tematiche” sono già sponsorizzate, cito ad esempio la SM_Covid19 – elaborata da un consorzio di epidemiologi, ingegneri, scienziati dei dati, programmatori, avvocati, professori e ricercatori, o la STOPcovid19, ideata da un’azienda e subito selezionata dalla Regione Umbria per trasformare la regione in un terreno di sperimentazione su piccola scala.
Ma per poter utilizzare al meglio questi strumenti tecnologici anche in Italia, bisogna agire sulla privacy. App di questo tipo fanno girare e rendono disponibili una quantità infinita di dati personali. È necessario che le autorità da una parte valorizzino quei dati sensibili che le persone già hanno autorizzato o creino sinergie tra applicazioni già in uso alle persone pertracciabilità dei dati inerenti la salute; dall’altra, le istituzioni devono garantire una chiara applicazione della deroga che l’UE ha concesso per particolari categorie di dati, nonché garantire l’anonimato (in particolare dei minori) e la distruzione dei dati ove non più utili. Questi potrebbero essere criteri di valutazione nella scelta della soluzione migliore tra tutte le soluzioni raccolte attraverso la call promossa dal Ministero. L’altro criterio che i selezionatori dovranno considerare è l’accessibilità. Essere accessibile vuol dire essere – solo per fare qualche esempio – multi-lingue, utilizzabile sia su sistema Android sia iOS, inter-generazionale e che possa funzionare anche laddove non vi è la presenza di dati mobili o accessi al wi-fi. Insomma, dobbiamo individuare lo strumento più “democratico”, oltre che efficace.
Il lockdown delle attività ha permesso all’Italia di agire per rispondere all’emergenza. Ma al termine di questo non sappiamo come sarà la situazione; ben venga utilizzare questo periodo per sperimentare strumenti digitali utili a rendere le nostre comunità più sicure ed immuni. Dobbiamo pensare al futuro per cambiare il presente.

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