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Una campagna elettorale astorica e lunare

Giornalista
Una campagna elettorale astorica e lunare

Molte domande, poche risposte.

L’inizio della campagna elettorale non offre orizzonti significativi ma cammina col fiato corto, con la saturazione bassa di progetti e prospettive.  Ma non è il caso di stupirsi visto che da anni si persevera diabolicamente a fare un monopoli impazzito col famoso momento in cui si torna dal via, al punto di partenza.  E’ quella che Marcello Veneziani chiama nel suo ultimo saggio  “la cappa”, la cupola plumbea e fitta, la coltre che avvolge nel macro la società odierna e in particolar modo il nostro paese. Un paese a cui manca l’aria e che vorrebbe nuovamente ossigenarsi e trovare la motivazione e concedere consenso a nuove e più serie piattaforme politiche.

E invece siamo ai tormenti e ai pregiudizi, legittimi per chi li vive ma lunari se osservati dall’opinione pubblica:  Emma Bonino nutre sospetti su Renzi e pure non fa un plissé ad imbarcare nel centrosinistra  Luigi Di Maio, i frammenti verdi, i Leu e i loro. Giuseppe Conte attacca figurine dei fuoriusciti (o silurati per eccesso di mandato) trasformati in zombie nell’album di Grillo. Matteo Salvini cazzeggia, sudando nei comizi pur non dicendo nulla,  interessato sicuramente a tornare al Viminale forse per ri-bullizzare i disperati nei barconi. Nel mentre un titanico  Berlusconi promette milionate di dentiere piantando alberi e distribuendo concessioni balneari. Ma che roba è?

Per molti saranno battute e sgradevoli provocazioni ma francamente siamo al tragicomico. Certamente possiamo dire che queste elezioni sembrano a-storiche, atemporali, da repubblica surreale e bananesca mentre il mondo brucia di tensione geopolitica (Ucraina, Balcani, Taiwan) e si guarda ad un autunno eufemisticamente difficile per non dire impossibile da gestire.  Sul piano geopolitico non si capisce la nostra collocazione presente e futura: staremo in Europa da protagonisti oppure diventeremo il crocevia di dossier velenosi nel nuovo scontro tra Usa Russia e Cina?  E come possiamo incidere in un’Europa chiamata a importanti riforme (penso al patto di stabilità, alle regole sull’integrazione migranti, sul piano industriale ed energetico)? E – ad intra – cosa diciamo ai giovani ignorati ancora una volta dai leader attuali: gli diamo ancora sussidi o spalanchiamo le porte e progetti riguardanti il  futuro, l’innovazione, il merito e la sussidiarietà intelligente?  

Vi sblocco un ricordo: neanche un mese fa, il premier Draghi ha segnalato (inascoltato) che l’ammontare di un ventennio di elusione ed evasione fiscale (sia piccola che media e grande) arriva al 60% del Pil ovvero oltre 1.000 miliardi di euro. Ma su questo tutti tacciono e si occupano di dentiere, cannabis sui balconi, pensioni senza un domani, blocchi navali, macchine che camminano con parole-green. 

Mi sono distratto io oppure siamo all’inadeguatezza di pochi rispetto ai bisogni di tutti?

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