Lo Studio Legale Giordano & Partners, nella persona dell’Avvocato Stefano Giordano, difensore di Salvatore Cavallotti (nato nel 1957, terzo ricorrente) nel procedimento iscritto dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (ricorso n. 48484/16, Cavallotti contro Italia), comunica di aver ricevuto dalla Corte di Strasburgo una comunicazione con la quale l’istituzione europea manifesta l’intenzione di rimettere la causa in oggetto alla Grande Camera, chiedendo alle parti se abbiano osservazioni da formulare a tale proposito.

Il procedimento trae origine dal ricorso presentato dai fratelli Cavallotti — assolti in via definitiva dall’accusa di partecipazione ad associazione di tipo mafioso dalla Corte d’Appello di Palermo — a fronte della confisca dei loro beni, divenuta definitiva nel 2016 in sede di prevenzione patrimoniale, nonostante l’avvenuto proscioglimento in sede penale dagli stessi fatti posti a fondamento della pericolosità sociale contestata.

L’Avvocato Stefano Giordano, a tale proposito, dichiara: “La rimessione alla Grande Camera rappresenta un atto di straordinaria importanza istituzionale. Nel sistema della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il deferimento alla Grande Camera è un segnale inequivocabile: la Corte intende pronunciarsi su una questione di principio, e farlo con la massima autorevolezza. È il preludio possibile — anzi, a nostro avviso, probabile — di un mutamento di indirizzo giurisprudenziale in materia di misure di prevenzione, un settore dell’ordinamento italiano che da anni si pone in tensione con i principi convenzionali fondamentali, a partire dalla presunzione di innocenza a carico del proposto. Restiamo fiduciosi nel prosieguo del procedimento dinanzi alla Corte”.

Il caso Cavallotti contro Italia è considerato uno dei leading cases della Corte EDU in materia di misure di prevenzione patrimoniali. La Corte ha già invitato l’Unione delle Camere Penali a intervenire quale terzo autorizzato, segno dell’interesse sistematico della questione che travalica i confini del singolo procedimento. I quesiti formulati dalla Corte alle parti — sulla compatibilità della confisca sine condemnatione con gli artt. 6 § 2, 7 e 1 Prot. 1 CEDU — investono i nodi strutturali di un sistema che rischia di essere giudicato incompatibile con gli standard convenzionali del giusto processo.

Lo Studio Legale Giordano & Partners seguirà con la massima attenzione l’evoluzione del procedimento, impegnandosi a fornire tempestivi aggiornamenti all’esito della decisione.

Studio Legale Giordano & Partners

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