La riforma elettorale blinda i fedelissimi e i leader
Centrodestra unito ma zoppicante: Meloni richiama i suoi, Forza Italia cambia strategia e la Lega sta in panchina
Il centrodestra rimane unito, ma zoppicante: le riforme chiave che voleva portare a casa non sono state approvate e l’unica che si dava già per vinta era la riforma delle carriere della magistratura. Il risultato, deludente, è sotto gli occhi di tutti. I leader del centrodestra non si colpevolizzano a vicenda, anche se per qualche esponente del cdx la modifica delle carriere «non era una battaglia della Lega», quindi non si è spesa particolarmente per il «Sì». In vista del 2027 Meloni, Tajani e Salvini stanno serrando i ranghi e apportando cambiamenti dove serve. Per le elezioni politiche rimane il nodo della legge elettorale, riforma che ciclicamente viene riproposta e modellata a immagine e somiglianza delle volontà di maggioranza e opposizione.
Ma andiamo con ordine. Le purghe in Forza Italia non sembrano finite: le dimissioni volontarie di Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato potrebbero essere un trampolino di lancio per l’ex fedelissimo di Fini, che si è spostato alla Commissione Affari Esteri del Senato, consesso tra i più prestigiosi a Palazzo Madama. Anche se il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha accolto di buon grado la nomina di Stefania Craxi al posto di Gasparri, non sta facendo lo stesso con Paolo Barelli, forzista capogruppo alla Camera dei Deputati. Nell’aria ci sarebbe il nome di Deborah Bergamini quale papabile successore alla carica di capogruppo a Montecitorio, ma per ora questa resta solo un’ipotesi. Quel che è certo è che le correnti di Forza Italia stanno lanciando un chiaro messaggio di rinnovamento a Tajani.
Quanto a Fratelli d’Italia: Meloni ha fatto intendere, senza mezzi termini, che l’operato dei suoi non le è piaciuto e dopo aver serrato i ranghi e richiamato i suoi ora si trova di fronte a un rebus di non poco conto: chi indicare come nuovo Ministro del Turismo, dal momento che l’ipotesi di spostare il ministro Urso al dicastero del Turismo non è mai stata presa in considerazione, neanche dallo stesso Urso, che ha dichiarato: «Io mi occupo del mandato che mi è stato conferito da Giorgia Meloni e dal Parlamento italiano». Anche Matteo Salvini ha rinnovato la piena fiducia al Governo Meloni, scartando l’ipotesi Luca Zaia al Mit, dopo un lungo colloquio tenutosi l’altro ieri a Milano, a cui ha partecipato anche il neo Governatore del Veneto. Il Carroccio su questo versante non intende dare battaglia a nessun alleato, sia per motivi di consenso che per l’ipotesi, remota ma non così lontana, che il Capitano stia temporeggiando per trovare un suo successore alla guida della Lega.
In casa centrodestra tutto a posto quindi, ma c’è un però che riguarda la legge elettorale. La proposta del ministro per le riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati, introdurrebbe un secondo turno: se la coalizione non dovesse superare il 40 per cento, le coalizioni che avessero raggiunto almeno il 35 per cento si sfiderebbero nella seconda tornata; liste bloccate per i partiti e le coalizioni e addio alle preferenze per chi si candida. E ancora: chiamalo (se vuoi) proporzionale visto che Casellati ipotizza un sistema in cui gli scranni che verrebbero attribuiti proporzionalmente seguirebbero l’ordine delle liste, scelte dai leader. Meno male che per il centrodestra le preferenze erano un indice di democrazia.
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