Come ha potuto verificare di persona Aldo Torchiaro, il 13 ottobre scorso si è tenuto un vero e proprio convegno, ospitato dall’ Istituto Luigi Sturzo in Roma, in cui il livello dei partecipanti attivi era (giornalisti, politici, osservatori) di gran lunga superiore, Giorgia Meloni esclusa, a quello dei cosiddetti leader dell’ attuale maggioranza e, soprattutto, dell’ opposizione. Mi corre l’ obbligo di citare i nomi, da Fabrizio Cicchitto a Stefania Craxi, da Ettore Rosato a Sergio Pizzolante, Enrico Costa e Stefano Parisi, pungolati da un Francesco Verderami in gran forma e assistiti dall’ esperienza “in loco” di Pierfrancesco Zazo, ex ambasciatore italiano in Ucraina. A un certo punto Stefania Craxi ha dichiarato (citando se stessa): “Forza Italia non è il perno del centrodestra. È, il centrodestra.” Formula inequivocabilmente precisa, che mi ha fatto scattare un pensiero, che qui riporto: chi può dire altrettanto del centrosinistra? Non certo i quattro cavalieri dell’ Apocalisse, autodefinitosi Campo Largo per evidente carenza di una leggibile proposta politica, ossia Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. I quali pretenderebbero tutt’al più di riesumare la sinistra antistorica e populista che non si vedeva dai tempi di Fausto Bertinotti, uomo del Novecento dotato peraltro di personalità e cultura infinitamente superiori. E allora? Allora attenti a ciò che potrebbe accadere, se solo il milieu riformista si decidesse al sospirato colpo di reni, lo scatto d’orgoglio indotto da una sana iniezione di autostima e paradossalmente mixato a una consistente dose di umiltà, quella che, per dire, è sempre stata il fatale tallone d’Achille di Matteo Renzi. I nomi li conosciamo: Calenda, Picierno, Marattin, leader giovani ma di spessore, si facciano parte dirigente, indicendo una convention in cui venga dichiarata senza mezzi termini l’ intenzione di dar vita al moderno centrosinistra liberaldemocratico, sulle basi di linee guida solidamente riformiste, europeiste e seriamente innovative. Il resto verrà da sé, perché lo spazio politico ed elettorale, tenendo conto anche dell’ attuale tasso di astensionismo, è più ampio di quanto si possa a prima vista credere. L’ obiettivo di una rivoluzione antipopulista è a portata di mano, basta agire rompendo gli indugi esiziali e le rivalità insensate che languono nelle sabbie mobili di una comfort zone divenuta inaccettabile. L’Italia ve ne renderà merito.

Giorgio Cavagnaro

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