E’ ricoverato in stato di choc Aleksandr Dugin dopo la tragica morte della figlia, Daria Dugina, rimasta uccisa nell’esplosione di un ordigno piazzato nell’auto (di proprietà del padre) su cui viaggiava sabato sera, 20 agosto, vicino Mosca. “Povero Aleksandr. Ora si trova in ospedale. Le nostre più sentite condoglianze”, ha scritto Markov. Padre e figlia avevano partecipato al festival ‘Tradizione’, a una cinquantina di chilometri dal centro di Mosca. Durante il festival, l’auto era parcheggiata nell’area Vip, ma le telecamere di sorveglianza non funzionavano, a quanto scrive la testata russa Lenta.ru.

Secondo una prima ricostruzione Dugina era da sola alla guida di una Toyota Land Cruiser Prado, di proprietà del padre, quando è avvenuta l’esplosione. Su quell’auto avrebbe dovuto esserci anche il genitore, ritardato tuttavia da un contrattempo dopo aver partecipato, in compagnia della figlia, a un festival letterario, “Tradizione e storia”, e salito su un’altra auto. Circostanza che porta gli investigatori a ipotizzare che il vero obiettivo di quello che sembra essere a tutti gli effetti un attentato era proprio Dugin.

Ma chi è Aleksandr Dugin? Ha 60 anni ed è considerato l’ideologo del presidente russo Vladimir Putin nonché consigliere di diversi politici, è un filosofo russo noto per le sue opinioni anti-occidentali, di estrema destra e “neo-eurasiatiche”. Secondo i media occidentali, è uno dei principali ispiratori della politica estera di Vladimir Putin, mentre la stampa russa lo considera una “figura marginale” per le sue opinioni “ritenute troppo radicali anche dai nazionalisti”.

Nel 2014 – riporta Russia Today – è stato licenziato dall’Università statale di Mosca dopo il suo appello a “uccidere, uccidere, uccidere” gli ucraini. Dugin è esponente della corrente eurasista del nazionalismo russo, che promuove la creazione di una superpotenza attraverso l’integrazione della Russia con le ex Repubbliche sovietiche. I suoi lavori sul ‘mondo russo’ e l’Eurasia sono considerati tra quelli che hanno ispirato in parte l’ideologia ultranazionalista a cui aderiscono molti al Cremlino e che ufficialmente giustifica l’invasione russa dell’Ucraina.

Nonostante non abbia mai ricoperto una posizione ufficiale nel governo, Dugin è considerato uno stretto alleato del presidente russo ed è definito da molti in Occidente come “il Rasputin di Putin”.

La figlia Daria, 30 anni, chiamata dagli amici Dasha, era laureata in filosofia all’Università statale di Mosca e aveva approfondito gli studi sul neoplatonismo, ma rivendicava come riferimenti culturali anche Antonio Gramsci, Martin Heidegger e il sociologo francese Jean Baudrillard. Anche lei come il padre, sosteneva la guerra contro l’Ucraina.

E’ tra gli autori di un libro in uscita in autunno proprio sul tema del conflitto: il titolo è ‘Libro Z’ dalla lettera diventa simbolo del sostegno all’invasione. Aveva lavorato, tra gli altri, per le emittenti filo-Cremlino Russia Today e Tsargrad Tv con lo pseudonimo di Daria Platonovna. A maggio, in un’intervista, aveva descritto la guerra come uno “scontro di civiltà” ed espresso orgoglio per il fatto che sia lei che suo padre (sanzionato dagli Usa già nel 2015 per il suo presunto coinvolgimento nell’annessione russa della Crimea) fossero finiti nelle liste nere dell’Occidente.

Il 4 giugno infatti venne inclusa, insieme al genitore, nella lista delle persone sanzionate dal governo del Regno Unito (tra loro il magnate Roman Abramovic) per avere espresso appoggio o promosso politiche favorevoli all’aggressione russa dell’Ucraina. Figurava al numero 244 dell’elenco delle 1.331 persone fisiche sanzionate, quale “autore di alto profilo della disinformazione circa l’Ucraina e riguardo all’invasione russa dell’Ucraina su varie piattaforme online”, nonché responsabile per il supporto e la promozione di politiche o iniziative di destabilizzazione dell’Ucraina per comprometterne o minacciarne “l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza”.

 

 

 

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