Il cinema nell’era dell’AI
Come girare un film con l’intelligenza artificiale: la guida pratica passaggio per passaggio
È disponibile “Come creare un film con l’Intelligenza Artificiale” il nuovo saggio di Piero de Cindio, dedicato al rapporto tra cinema e Intelligenza Artificiale. Un libro che affronta uno dei temi più discussi del presente senza cedere all’entusiasmo tecnologico né alla demonizzazione degli strumenti, ma riportando il dibattito là dove il cinema è sempre nato: nel linguaggio, nelle scelte, nella responsabilità autoriale. In un momento storico in cui l’AI viene spesso raccontata come una forza capace di “sostituire” il regista, lo sceneggiatore o l’intero processo creativo, il libro propone una posizione chiara e controcorrente: l’intelligenza artificiale non è magia, ma uno strumento. Potente, accelerante, talvolta destabilizzante, ma incapace di produrre senso senza una visione che la guidi.
Il volume attraversa l’intera filiera cinematografica, dall’idea al soggetto, dalla sceneggiatura alla pre-visualizzazione, dai video generativi al suono, dal montaggio alla distribuzione, mostrando cosa l’AI può fare davvero, cosa non può fare e perché il ruolo umano resta centrale. Ampio spazio è dedicato anche alla grammatica cinematografica, alla regia, al montaggio e al rapporto tra immagine e suono, per dimostrare come le regole del linguaggio restino fondamentali anche nell’era degli algoritmi. Accanto alla riflessione teorica, il libro offre una struttura operativa chiara: esempi, box didattici, analisi degli strumenti oggi disponibili, indicazioni sui costi e sui limiti reali delle tecnologie AI applicate al cinema. Non un manuale tecnico, ma una guida critica per chi vuole usare l’AI senza rinunciare all’autorialità.
Il saggio si rivolge a registi, sceneggiatori, studenti di cinema, professionisti dell’audiovisivo, ma anche a lettori interessati a comprendere come le nuove tecnologie stiano trasformando e mettendo alla prova il linguaggio cinematografico. Con uno stile rigoroso ma accessibile, il libro si inserisce così nel dibattito contemporaneo come uno strumento di orientamento: non per spiegare “come fare tutto con l’AI”, ma per chiarire perché il cinema non può fare a meno di uno sguardo umano.
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