C’è un Giuseppe Conte di lotta e uno di ristorante: quello di lotta lo abbiamo visto esibirsi nelle ultime settimane in ogni occasione, dagli scanni parlamentari alle piazze, alle dichiarazioni date ai cronisti con un tono acceso, acuto, grave. Un purista senza esclusione di colpi, sempre pronto a puntare il dito contro il governo – a suo dire troppo genuflesso agli Stati Uniti di Trump – nel suo nuovo ruolo da Savonarola della domenica. Perché in fondo la sua idea di opposizione è proprio quella dei “piagnoni” in chiave laica, anche se conoscendo la sua ormai risaputa abilità di coturno si troverebbe a suo agio anche in quella di castigatore dei costumi e della morale.

La sua corsa a Palazzo Chigi è iniziata e non ha intenzione di cedere neanche davanti alle perplessità degli alleati, forte anche della benedizione/endorsement del Corriere della Sera, dal chiaro messaggio “Elly scansati” indirizzato alla segreteria Pd. Questa versione di Conte è quella che punta a ritornare alle origini, al ruolo di Avvocato del popolo, di volto elegante del sanculottismo in chiave nostrana, ma tendente a sinistra. Li deve pescare il consenso base, solleticando un elettorato dal facile innamoramento, ma complesso e frammentato. Per questo la strategia è chiara e trasparente e liquida: seguire le tendenze, la moda del momento, l’istinto della piazza, meglio ancora se giovane e lontana dalla politica tradizionale e partitica. Da qui il legame grillino con le piazze “pro-Pal” senza compromettersi con gli ambienti estremi, mantenendo un approccio distante dalle posizioni alla Di Battista. L’istinto è rivoluzionario, ma l’approccio è borghese. Del resto il CamaleConte sa che in Italia per governare devi essere appunto borghese, e piacere alla Borghesia.

Conte deve anche cancellare la memoria dei suoi due governi, quelli del superbonus e del reddito che all’Italia che produce e che si spacca la schiena da nord a sud non piace. Poi c’è il Conte da ristorante, quello che agisce nell’ombra o come sosteneva un tempo egli stesso (accusando Meloni e Salvini) “con il favore delle tenebre” e che incontra Paolo Zampolli (scoop di Libero) l’uomo di Trump in Italia. Non un rappresentante dell’amministrazione usa o del mondo Maga, ma un privato cittadino amico di Trump. Perché Conte nemico giurato di Trump, quello che si oppone al riarmo, alle guerre e alla politica usa sente il bisogno di incontrare l’uomo di The Donald in Italia? Questa immagine cozza non poco con quella del leader furente e combattivo che ricalca un certo anti americanismo d’antan e apre a diverse interpretazioni. Ora sappiamo da Zampolli, intervistato da Il Giornale, che Trump considera “Giuseppi” un “amico carino e gentile”, e che “possono parlarsi quando vogliono”.

Inutile dire che il tutto ha provocato non poca irritazione a sinistra dove il camaleontismo dell’ex premier è noto e condannato. Così come è noto che a sinistra la suggestione Conte candidato premier sembra trovare l’accordo dell’ideologo del governo giallo-rosso e delle trame sinistre della sinistra Goffredo Bettini. Ma i duri e puri sollevano più di un sopracciglio e temono l’ennesimo giochetto del leader Cinquestelle. Elly dalla sua tace e rimane ferma nella sua costante “pausa teatrale”, convinta che il suo attendismo alla fine la ripagherà, ma per ora ha solo aperto la strada al ritorno di “Giuseppi” uomo di lotta e di ristorante. Giuseppi ha le sue bimbe, Elly manco quelle. Conte hai suoi emissari, Elly manco quelli. Conte sa parlare in tutte le lingue che la politica richiede, Elly tace. Giuseppi ha l’amico americano, Elly non ha amici. Conte é ecumenico, Elly balla sul carro del Pride. Conte non piace al Pd ed è forse questa l’unica cosa che l’accomuna ad Elly. Ma se Conte piace Bettini, allora per Elly è finita.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.