Il Consiglio dei ministri ha approvato una nuova bozza di decreto legge sulla sicurezza che introduce un pacchetto articolato di misure, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il contrasto alla criminalità diffusa, tutelare le Forze dell’ordine e aumentare il livello di sicurezza nelle città. Un intervento che, nelle intenzioni del governo, non rappresenta un’azione isolata ma un ulteriore tassello di una strategia avviata fin dall’inizio della legislatura.

Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione del nuovo reato di rapina aggravata commessa da gruppo organizzato. La bozza prevede una pena base severa, con la reclusione da 10 a 25 anni, per rapine compiute da gruppi armati e strutturati ai danni di istituti di credito, uffici postali, sportelli automatici, veicoli per il trasporto valori o luoghi destinati alla custodia di denaro. Rientrano nella fattispecie anche le azioni condotte con l’uso di esplosivi, armi, sostanze chimiche o altri mezzi micidiali. È previsto, tuttavia, uno sconto di pena – da un terzo a due terzi – per i componenti che si dissociano e collaborano concretamente con le autorità.

Il decreto interviene anche sul fronte della prevenzione urbana. Viene esteso il cosiddetto daspo urbano: il divieto di accesso alle zone rosse potrà essere disposto non solo nei confronti di soggetti condannati, ma anche di persone denunciate o condannate con sentenza non definitiva, nei cinque anni precedenti, per lesioni a pubblico ufficiale o danneggiamenti commessi durante manifestazioni pubbliche. Il provvedimento potrà riguardare anche i luoghi in cui i reati sono stati commessi, con modalità compatibili con esigenze di lavoro, studio, salute e mobilità.

Particolare attenzione è riservata al fenomeno delle baby gang. La bozza vieta la vendita di coltelli e di qualsiasi strumento atto ad offendere ai minorenni, prevedendo sanzioni fino a 12mila euro per gli esercenti che violano il divieto. Viene inoltre ampliato il catalogo dei reati per cui è possibile l’ammonimento del questore nei confronti di minori tra i 12 e i 14 anni, includendo lesioni personali, rissa, violenza privata e minaccia se commessi con armi o strumenti vietati. Se, dopo l’ammonimento, un minore sopra i 14 anni commette nuovamente uno di questi reati, è prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. Analoga sanzione è prevista anche nei casi di atti persecutori o cyberbullismo.

Nel pacchetto rientrano anche misure contro i borseggi: il furto con destrezza diventa procedibile d’ufficio e viene superato il paradosso normativo che poteva portare a indagini per sequestro di persona nei confronti di chi tratteneva un ladro in attesa dell’arrivo delle Forze dell’ordine. Importante anche la norma sulla legittima difesa, che evita l’automatica iscrizione nel registro degli indagati per chi si è difeso legittimamente, pur mantenendo tutte le garanzie previste dalla legge.

«Non sono misure spot», ha sottolineato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivendicando un percorso che punta a difendere i cittadini e a mettere le Forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele. «Continuiamo ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini».

Avatar photo

Classe 2002, mediatrice linguistica dalla penna obiettiva e tagliente. Sicula passata per l’Inghilterra, ma trapiantata a Siena. Appassionata di Palio, politica e polemiche.