Non siamo vicini al collasso, ma dentro una fase critica
Ex Ilva di Taranto, la gestione “scellerata” di Arcelor Mittal grazie al ministro Di Maio ha provocato “danni per quasi 4 miliardi”
È inconcepibile come si continui a credere nel tentativo di un coinvolgimento privato (che non avverrà)
Nei giorni scorsi il Ministro Adolfo Urso in un question time al Senato ha dichiarato: “La gestione scellerata di Arcelor Mittal dell’ex ILVA ha provocato danni, secondo stime certificate, per quasi 4 miliardi di euro lasciando in attività un solo altoforno con appena quattro giorni di autonomia” e sempre il Ministro Urso ha dichiarato: “Siamo contro lo spezzatino del gruppo ex ILVA: il Governo ha sempre lavorato a un piano unitario nel quadro di un veloce processo di riconversione ambientale. Sono giunte due proposte per l’intero compendio e i commissari le stanno analizzando. È falso che stiamo lavorando ad una good company e ad una bad company. Non esiste un piano di scissione, ma una negoziazione in corso che i commissari stanno realizzando con l’obiettivo della piena decarbonizzazione e la conversione green degli impianti fino a tornare a produrre sei milioni di tonnellate in futuro”.
Non si mette in dubbio la buona volontà e la incisività delle azioni portate avanti dal Ministro Urso ma, come accennato poche settimane fa, bisogna avere il coraggio di denunciare formalmente non solo le responsabilità del gestore, cioè di Arcelor Mittal ma anche e ribadisco soprattutto dei Governi Conte 1, di Conte 2 e Draghi; insisto ricordando quanto ribadito proprio pochi giorni fa e cioè che quando subentrò, al Ministro dello Sviluppo Economico Calenda, il Ministro Luigi Di Maio iniziò praticamente la fine dell’impianto siderurgico di Taranto. Aver rivisto il contratto firmato da Calenda con la Società Arcelor Mittal creò in realtà le condizioni per l’avvio di un contenzioso che è praticamente esploso successivamente in modo irreversibile a valle della proposta, sempre del Movimento 5 Stelle, di annullare il famoso “scudo penale”. Una proposta, preciso, avanzata dalla Senatrice Lezzi ed approvata.
Ma Urso ribadisce, sempre nelle sue ultime dichiarazioni che nella “negoziazione in corso i commissari stanno perseguendo l’obiettivo della piena decarbonizzazione e la conversione green degli impianti fino a tornare a produrre sei milioni di tonnellate in futuro” e questo tentativo penso porti automaticamente verso una dimensione economica davvero elevata e verso la necessità di effettuare prima questo complesso e costoso itinerario da parte dello Stato per poi passare ad una gara internazionale. Cioè continuo ad insistere prospettando un itinerario che ritengo obbligato e che ripeto: un investimento a carico dello Stato di 5,2 miliardi di euro da garantire nel prossimo triennio e da inserire nella redigenda Legge di Stabilità; un’apposita norma (una “Legge Taranto”) per la istituzione di una speciale “cassa integrazione guadagni” per almeno un triennio). E si è riconosciuta la correttezza del Piano prodotto nell’ultimo biennio dai tre Commissari ma il Governo insegue sempre il ricorso alla gestione di privati e, al tempo stesso, assicura risorse non superiori alla soglia di 200 – 300 milioni di euro, cioè il Governo confida nel fattore “futuro”, cioè nella possibilità che qualcuno, chissà con quale carica altruistica, sia disposto a salvare un impianto che, allo stato, non garantisce alcuna evoluzione positiva.
Non siamo vicini al collasso ma ormai siamo all’interno di una fase talmente critica che è davvero inconcepibile che si continui a credere nel ricorso della evidenza pubblica, nel ricorso alla gara, nel ricorso al tentativo di un coinvolgimento di privati che non avverrà mai e per questo ormai irreversibile fallimento è urgente che “la grave emergenza Taranto” venga gestita dalla Presidenza del Consiglio e, addirittura, trovi nella Legge di Stabilità 2027 un apposito articolo che garantisca le risorse adeguate, che assicuri per almeno un triennio la gestione dello Stato, che consenta alla città di Taranto ed al su hinterland un adeguato risanamento ambientale, che preveda un apposito fondo per una Cassa integrazione speciale per i lavoratori del centro siderurgico.
Questa scelta, questa obbligata azione del Governo è bene sia fatta ora perché siamo ormai vicini alla irreversibilità della crisi e quindi si rischia di vivere per molti anni cercando di gestire quella che più volte è stata definita una delle più difficile “bombe sociali” del dopo guerra, si rischia di vivere con 25.000 lavoratori privi di occupazione e questo dato sono sicuro preoccupa la Premier Meloni, preoccupa l’intero Parlamento.
© Riproduzione riservata







