Europeista convinto, democratico dei Riformisti, l’ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, oggi in Parlamento Europeo con S&D, prova a vedere il bicchiere mezzo pieno. Malgrado tutto.

Onorevole Gori, quale crede sia la vera strategia di Trump dietro il suo discorso a Davos, oltre la pirotecnia retorica?
«La strategia di Trump mi pare semplice: cancellare ogni forma di multilateralismo, affermare la forza come criterio su cui fondare ogni relazione e perseguire con ogni mezzo gli interessi americani più immediati. Sottolineo “più immediati” perché non è affatto detto che questa strategia persegua gli interessi degli Stati Uniti nel lungo periodo. Trump ambisce a una supremazia globale, ma è disposto a suddividere il mondo in aree di influenza, allineando così i propri interessi a quelli di Russia e Cina. In questo schema non c’è posto per un’Europa unita, ma solo per singoli Stati che si pieghino agli interessi americani. L’Ue è quindi un nemico, e la sua disarticolazione un obiettivo che Trump ha ribadito anche a Davos».

A suo avviso, l’Unione Europea riuscirà a formulare una risposta unitaria sulla questione della Groenlandia?
«A mio avviso sì. La pretesa di “prendersi” la Groenlandia – cioè un pezzo di Europa – è stata percepita dalla maggioranza degli Stati membri e delle famiglie politiche europee come il superamento di una linea rossa. Se sui dazi, l’estate scorsa, aveva prevalso una linea più prudente, in questo caso la reazione è stata più netta, a partire dalla decisione di non ratificare l’accordo commerciale Ue–Stati Uniti. Il messaggio è stato: basta ricatti. Anche l’utilizzo dello Strumento anti-coercizione, sollecitato da Macron, non è più escluso. Purtroppo questa maggiore determinazione continua a non ritrovarsi nella posizione del governo italiano, che negli ultimi giorni è però apparso più isolato».

Davanti al massacro in Iran, crede che le istituzioni internazionali possano e debbano fare di più?
«Assolutamente sì. Non possiamo fare affidamento sulle Nazioni Unite, paralizzate dai veti che bloccano il Consiglio di Sicurezza. L’Unione Europea può però fare la sua parte, aggiungendo nuove sanzioni a quelle già operative e bloccando l’esportazione di alcune tecnologie strategiche. Dal punto di vista politico, proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) il Parlamento europeo ha votato una risoluzione di netta condanna della repressione del regime islamico di Teheran».

E quanto alla sinistra italiana, ha visto contro Khamenei la stessa indignazione e le stesse proteste che si erano viste contro Netanyahu?
«Ahimé no. I partiti della sinistra hanno preso correttamente posizione – pur con la deprecabile dissociazione del Movimento 5 Stelle. Di fronte alle Guardie della Rivoluzione che sparavano sulla folla non si è riscontrato nulla di paragonabile all’indignazione e alla partecipazione emotiva viste per le sofferenze di Gaza. Né da parte della politica, né dell’opinione pubblica.
Ed è stato sconfortante, almeno quanto constatare quanta poca passione resti nel sostenere la resistenza ucraina».

Sul fronte ucraino, come valuta l’efficacia delle attuali misure europee nel contenere l’espansione russa?
«L’Europa sta facendo un grande sforzo, dovendo supplire al disimpegno quasi totale degli Stati Uniti. In mezzo a molte fragilità, credo sia positivo che gli Stati membri – che mantengono competenze su politica estera, difesa, bilancio e investimenti – abbiano deliberato un prestito da 90 miliardi sostenuto dall’emissione di eurobond. È avvenuto senza unanimità, ma proprio l’aver superato quel vincolo con un ingegnoso escamotage mi fa ben sperare anche per il futuro. Così il sostegno all’Ucraina è garantito per i prossimi due anni».

Guardando al Nord Africa e al Piano Mattei, come dovrebbe l’Italia ripensare il suo ruolo nel Mediterraneo per ottenere stabilità e cooperazione?
«La strategia che chiamiamo Piano Mattei corrisponde a un’intuizione condivisibile: vede il legame tra i destini dell’Europa e quelli dell’Africa, e propone un protagonismo italiano nella cooperazione e nello sviluppo. Anche la politica di contenimento dell’immigrazione può trovare equilibrio in questa cornice. Ma ci sono due limiti. Il primo è materiale: all’ambizione italiana corrispondono risorse insufficienti, e dovremmo integrarle meglio con gli strumenti europei. Il secondo riguarda il modo in cui Libia e Tunisia, sostenute dal governo italiano, esercitano il controllo dell’immigrazione. È una funzione necessaria, ma dovrebbe essere svolta nel rispetto dei diritti umani, cosa che purtroppo non accade».

Secondo lei, l’Italia dovrebbe prendere parte al Board of Peace, o restarne fuori è più prudente?
«Il Board of Peace, per come prospettato da Trump, è una costruzione totalmente centrata sulla sua persona e sul suo potere. Basterebbe questo a suggerire di starne fuori. Inoltre si presenta come alternativo e conflittuale rispetto alle istituzioni multilaterali costruite in decenni di lavoro. Un motivo in più per declinare l’invito».

In merito a Gaza, quale ruolo dovrebbe giocare l’Italia nella ricostruzione, garantendo sicurezza e stabilità nel lungo periodo?
«L’Italia può svolgere un ruolo importante, purché scelga di agire insieme all’Europa. Se Giorgia Meloni credesse di più nell’Ue – e non insistesse nel dire che “deve fare di meno” – e ne cogliesse le potenzialità politiche, lavorando per rafforzarle, l’Italia potrebbe avere un ruolo trainante. Ogni altra strada mi pare velleitaria».

Alla luce delle recenti tensioni commerciali, come valuta il futuro dell’accordo Ue-Mercosur e l’impatto sulle relazioni economiche italiane con l’America Latina?
«L’accordo col Mercosur è una grande opportunità per l’Europa, sia dal punto di vista economico – per le occasioni di export verso un mercato di 270 milioni di consumatori – sia dal punto di vista geopolitico.
All’isolazionismo americano e alla logica di potenza di Trump, l’Europa può contrapporre cooperazione e multilateralismo. Non è solo economia, è anche politica».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.