“Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Con queste parole al Corriere della Calabria, Nicola Gratteri ha oltrepassato ogni confine tra funzione giudiziaria e democrazia. Non un’opinione: una sentenza. Chi vota Sì ha dei guai; chi vota No è per bene. Contumelie contro milioni di cittadini colpevoli solo di votare diversamente da lui.

Le dichiarazioni intimidatorie di Gratteri

Gratteri è il procuratore della Repubblica di Napoli: può disporre arresti, intercettazioni, decidere della libertà di centinaia di persone. Le sue dichiarazioni sono intimidatorie. Ogni napoletano che voterà Sì dovrà chiedersi se il suo voto sarà interpretato come affiliazione mafiosa dal magistrato che dovrebbe garantirgli imparzialità. Non è questione di vietare ai magistrati di esprimere opinioni. È questione di strumenti. Gratteri non argomenta: insulta. Non convince: minaccia. Lo fa dalla posizione di chi ha il potere di privare della libertà. Intollerabile in democrazia. L’ironia è amara: si oppone alla separazione delle carriere mentre incarna la ragione per cui è necessaria. Se vuole guidare il comitato per il No, ne ha diritto. Ma deve dimettersi dalla Procura. Non perché esprime opinioni, ma perché usa strumenti incompatibili con la sua funzione.

Gratteri trasforma il voto in test di moralità

Si auspica un intervento del Quirinale. Il Presidente è garante della dialettica democratica e non può assistere in silenzio mentre un magistrato altera il gioco democratico trasformando il voto in test di moralità. Un richiamo alla necessità di mantenere le istituzioni dentro i confini costituzionali è indispensabile. Il comitato per il No deve prendere le distanze. Gratteri non difende la magistratura: la scredita. Le sue parole sono abuso di funzione pubblica.

Gratteri deve dimettersi

Gratteri deve scegliere: dimettersi dal comitato, dimettersi dalla Procura, o dissociarsi da quella frase. Non può restare procuratore antimafia e scagliarsi contro chi vota diversamente. Perché in democrazia nessuno può arrogarsi il diritto di dividere i cittadini tra giusti e peccatori in base a una croce su una scheda.

Stefano Giordano

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