Le conseguenze
Guerra in Iran, Putin perde un alleato e alza il tiro su Kiev. Il prossimo round di colloqui destinato a saltare
La guerra all’Iran è un momento decisivo anche per Vladimir Putin. Il presidente russo ha costruito con Teheran una solida partner strategica. Il suo battesimo del fuoco si era visto soprattutto in Siria, quando russi e iraniani (insieme a Hezbollah) sostennero Bashar al Assad nella guerra civile.
L’asse si è confermato anche in Ucraina, quando l’arsenale di Mosca è stato rifornito dagli ayatollah dei famigerati droni Shahed. Per il Cremlino, poi, l’Iran è anche un fondamentale passaggio verso il sud, al punto che la Repubblica islamica è stata coinvolta nel corridoio Nord-Sud che dovrebbe collegare Russia e India. E il personale russo lavora ancora in queste ore nella centrale nucleare di Bushehr, al punto che Mosca si era offerta di accogliere l’uranio arricchito in eccesso di Teheran in caso di accordo. Tutto questo, però, rischia di essere minato dal conflitto scatenato da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. E allora il Cremlino studia le prossime mosse per curare i propri interessi su due scacchiere diverse ma strettamente connesse: quella mediorientale e quella ucraina.
Putin ha ottimi rapporti con i leader regionali. Ieri lo “zar” ha sentito al telefono l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, e il re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, che attualmente presiede il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Il rappresentante permanente della Russia presso le organizzazioni internazionali a Vienna, Mikhail Ulyanov, in una sessione speciale del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha ribadito la disponibilità del proprio Paese a fare da mediatore. E il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che la presidenza è “in costante contatto con la leadership iraniana”. Ma ieri, lo stesso Peskov ha anche tenuto a precisare che “l’appartenenza ai Brics non comporta l’obbligo di offrire assistenza reciproca durante un’aggressione militare”. E quindi Mosca, al momento, non ha alcuna intenzione di supportare le forze armate di Teheran.
Putin, del resto, deve anche capire come questo conflitto possa influire sulla situazione della “sua” guerra, quella in Ucraina. Il fallimento dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, di cui il Cremlino si è detto “profondamente deluso”, può essere utilizzato dalla diplomazia russa come strumento per irrigidirsi ancora di più nelle trattative sul destino di Kyiv o sui temi legati all’arsenale missilistico e nucleare. Ieri Peskov ha detto che è nell’interesse russo “proseguire in questi negoziati”, ma ha aggiunto un dettaglio importante: “Stiamo analizzando la situazione per trarre le conclusioni appropriate. Ma continuiamo a lavorare per i nostri interessi”. Per ora, sul fronte negoziale, quello che appare probabile è che il prossimo round di colloqui previsto ad Abu Dhabi tra il 5 e l’8 marzo slitti o quantomeno cambi sede. E lo ha ammesso lo stesso Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha anche tenuto a dire che l’attacco all’Iran è un “buon segnale” per Putin “per vedere come finisce una dittatura”, ma anche sulla situazione della Russia, che si dimostra incapace di difendere i propri alleati.
“Non hanno più forza”, ha affermato Zelensky. Ma l’escalation nel Golfo Persico, che per ora ha già investito non solo Israele ma anche diversi Paesi del Medio Oriente, rischia di condurre anche a effetti poco utili alla strategia di Kyiv. Con Trump distratto e forse preoccupato dagli eventi mediorientali, l’Ucraina rischia di passare in secondo piano nell’agenda del tycoon. E tra i funzionari di Zelensky si apre anche un altro scenario da incubo: quello della possibile interruzione del flusso di armi americane in caso di conflitto prolungato contro l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, Trump era stato avvertito del numero ridotto di sistemi Thaad, Patriot e Standard Missiles per la difesa aerea. E The Donald, quando si tratta di blindare la sua “America First”, ha già dimostrato di potere scaricare sia l’Europa che l’Ucraina.
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