Esteri
Il centrodestra pensa che inseguire la narrativa progressista contro Usa e Israele non porti voti
Il referendum si è perso, alcune figure sono state sostituite, ma resta una sensazione: al netto dei retroscena, dal caso Pizzaballa allo stop degli aerei statunitensi su Sigonella, anche a destra sembra emergere una narrazione antiamericana e anti-israeliana che si credeva confinata alla sinistra progressista. È un segnale da non sottovalutare. La lettura del voto giovanile sulla giustizia può aver generato l’impressione che certi slogan vadano per la maggiore nel complicato e frammentato universo giovanile e che sia opportuno intercettare quel sentimento, uniformandosi a tali voci.
Nel decennio passato, l’idea di una destra capace di piacere a sinistra — allineata alla narrativa progressista per sottrarsi all’accusa di fascismo — ha prodotto un solo risultato: subordinare il centrodestra all’agenda degli avversari, indebolendone identità e capacità narrativa. Solo l’azione di Giorgia Meloni, prima come opposizione responsabile a Draghi e poi come guida dell’esecutivo, ha riportato chiarezza di contenuti e una collocazione netta nell’alveo nazionale e occidentale.
Oggi l’errore da evitare è quello di uniformarsi, su alcuni temi, alla narrazione progressista per inseguire il voto giovanile, che — è bene dirlo — non è affatto monolitico né automaticamente riconducibile alla sinistra. I dati lo suggeriscono: alle elezioni per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari l’affluenza si colloca tra il 15% e il 25%, e lo stesso organismo appare frammentato, senza un’egemonia stabile. Numeri che indicano una realtà diversa: una larga parte dei giovani non è interessata alla politica o, qualora lo fosse, non è intercettata. Per questo sarebbe più opportuno un approccio diverso nei confronti dei ragazzi, tra i quali c’è chi, per le più disparate ragioni, ha votato No. Semplicemente i giovani si affidano all’informazione che trovano sui loro strumenti: i social. È lì che si forma gran parte della loro percezione del mondo. Un terreno che la destra, salvo alcune valide eccezioni, continua a frequentare poco, spesso liquidandolo come uno spazio di perdizione e futilità.
Inseguire la retorica progressista presumendo che essa sia condivisa dal mondo giovanile, può sembrare una scorciatoia, ma nel lungo periodo rischia di non costruire consenso e anzi di erodere quello dei sostenitori leali. Per quanto possa apparire complessa, l’unica via è quella di informare i giovani sui loro canali, mostrar loro la visione di una destra conservatrice e liberale, spiegare la forza e la concretezza di questi valori, di questa visione del mondo. Fino a quando il loro linguaggio sarà monopolizzato da una sola campana, sarà quella, inevitabilmente, a orientarne le scelte.
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