Giustizia
Il magistrato Paolo Itri: “Votate Sì per voi stessi e per i vostri figli”
Nel dibattito che accompagna il referendum del 22 e 23 marzo sulla giustizia, una parte coraggiosa della magistratura ha scelto di esporsi apertamente a favore del Sì. Tra le voci che sostengono la riforma c’è quella del Magistrato Paolo Itri, che rivendica la necessità di un cambiamento capace di incidere sul rapporto tra giustizia, garanzie e fiducia dei cittadini.
Qual è la ragione che la convince che questa riforma rafforzi e non indebolisca la giustizia?
«Si tratta di una riforma di civiltà che si propone di modernizzare il sistema processuale del nostro Paese, riallineandolo agli standards delle maggiori democrazie occidentali, ponendo al contempo riparo alle gravissime criticità emerse negli anni passati in occasione delle note vicende processuali che portarono alla luce il cosiddetto “sistema Palamara».
La separazione delle carriere è una garanzia per il cittadino?
«Non si possono spendere milioni di euro in intercettazioni per perseguire un ladro di polli. La maggiore specializzazione, che deriverà dalla separazione delle carriere, consentirà anche una migliore qualità delle indagini e un più razionale utilizzo delle risorse».
In che modo il sistema di “contiguità ordinamentale” tra pm e giudici incide sull’equilibrio del processo?
«Questa continua commistione di ruoli e di interessi non solo ha arrecato grave nocumento all’immagine della giustizia, ma costituisce motivo di sospetto per chiunque si trovi suo malgrado coinvolto, come imputato o difensore dell’imputato, in una indagine o in un processo. La riforma si pone l’obbiettivo di sgombrare il campo da ogni contiguità tra i due ruoli, mettendo fine al mercato delle nomine e rendendo così il giudice più libero, autonomo e indipendente».
Il peso delle correnti e le degenerazioni corporative sono problema reale? E quanto ha inciso sulla credibilità della magistratura?
«Le correnti sono di fatto diventate la lunga mano della politica sulle nomine dei capi degli uffici giudiziari, sia giudicanti che requirenti, tanto che il luogo delle decisioni sulle carriere dei magistrati si è praticamente spostato dal Consiglio Superiore della Magistratura all’Associazione Nazionale Magistrati, che però, essendo un sindacato e quindi una associazione privata, non è soggetta agli stessi vincoli di trasparenza previsti per i partiti politici, sia per quanto riguarda le forme di finanziamento che gli eventuali rapporti con soggetti terzi, che possono essere sia formazioni politiche ma anche, in teoria, di altro tipo. Le correnti della magistratura sono divenute delle vere e proprie cabine di regia che impartiscono le linee guida. Il fatto stesso che moltissimi magistrati, seppure favorevoli alla riforma, non osino esporsi pubblicamente, la dice lunga».
Quale modello di processo e di magistratura uscirebbe da una vittoria del Sì?
«Avremo una magistratura più libera, indipendente e meritocratica. I problemi strutturali rimangono e rimarranno, ma essi andranno semmai affrontati sul piano della legislazione ordinaria, semplificando il sistema processuale ed eliminando taluni formalismi del codice che non svolgono alcuna funzione di garanzia e che rappresentano solo un impaccio. Le correnti rimarranno, ma torneranno a svolgere solo ed esclusivamente quella funzione di orientamento culturale che avevano in origine. Avremo una magistratura più responsabile e una dirigenza giudiziaria più attrezzata professionalmente. La riforma servirà a risolvere il trentennale conflitto tra politica e magistratura».
Provi a convincere un elettore ancora indeciso, con un solo argomento.
«Questa è una riforma che appartiene a tutti i cittadini. Chi vi si oppone lo fa in nome della conservazione di interessi che non risponde più a uno Stato democratico che vuole stare al passo coi tempi. E allora, siccome non vi sarà una seconda possibilità, a questi ultimi dico: votate Sì per una giustizia più giusta ed efficiente, e se non volete farlo per voi, fatelo per i vostri figli».
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