Nata a Torre del Greco il 10 novembre 1959, Margherita Giglio entra in Magistratura nel 1986 con il DM di settima valutazione di professionalità. La sua parabola professionale è una “Storia sbagliata”, parafrasando una canzone di De André. Una carriera di diligenza e produttività, votata all’ad personam senza correnti, naufraga contro il sistema correntizio: concorsi truccati, mobbing, incompatibilità e procedimenti disciplinari, nonostante TAR e CdS dalla sua. Oggi, anima battagliera, spiega le sue “ragioni del Sì” al referendum Giustizia per sorteggio CSM e autonomia vera.

Ci racconti della sua “storia sbagliata”.
«Tutto ha origine dalla mia domanda per un posto direttivo a cui concorreva una collega del mio stesso Ufficio, la quale vantava una lunga militanza in una delle Correnti associative e che aveva ricoperto ruoli importanti nella ANM. Non saprò mai per quale gioco del destino o, meglio, per quale alchimia correntizia, riportai un voto, a fronte dei 4 riportati dalla collega. Poiché le motivazioni espresse a sostegno della mia nomina erano ineccepibili, mi risolsi a proporre ricorso al TAR ed è storia che la nomina della collega, con decisione definitiva del Consiglio di Stato, fu annullata per violazione di legge. Io decisi di revocare la mia domanda prima che la pratica fosse trasmessa al Plenum consapevole del fatto che stavo lottando con qualcosa di più grande di me semplice magistrato che dalla sua parte aveva solo la sua professionalità e dedizione al lavoro, ma nessun appoggio correntizio. Intorno a me si stava creando un vuoto per me insostenibile: la collega giudice a latere del collegio da me presieduto, che con me lavorava da oltre 10 anni, chiese di cambiare Collegio per pretese sue intemperanze nei suoi confronti, e molte colleghe, per manifestarmi il loro disappunto, quando mi incontravano nei corridoi, alla mia vista si giravano verso il muro, mettendosi di spalle per non salutarmi. Finché un giorno non vengo convocata in Presidenza e la Presidente con aria soddisfatta mi notifica un esposto a firma di tutte le colleghe indirizzato al CSM con il quale veniva chiesto il mio allontanamento dall’Ufficio al fine di garantire il decoro dell’Ufficio e del Tribunale di Sorveglianza. Ero la più titolata ad ottenere quel posto e, benché non godessi di supporti correntizi, avevo però già stravinto un ricorso in sede amministrativa e avevo loro espressamente manifestato la mia volontà di presentare un altro ricorso amministrativo, qualora fossi stata nuovamente scavalcata illegittimamente. Così mi ritrovai, dalla sera alla mattina, sottoposta ad una procedura di incompatibilità ambientale e ad un procedimento disciplinare, con la sola consolazione che il Consiglio Giudiziario aveva espresso, stante il mio ineccepibile profilo professionale, parere favorevole all’unanimità rispetto alla mia nomina a Presidente del Tribunale cui prestavo servizio».

Cosa si può fare di fronte a questo quadro?
«Se il CSM avesse svolto il suo ruolo istituzionale la mia sorte professionale sarebbe stata ben diversa e anche le mie colleghe avrebbero avuto altra sorte, mentre, al contrario, una di loro fu proposta in Commissione al plenum per assumere la Presidenza del Tribunale di Sorveglianza che ci occupa e solo per un voto non ce la fece ad essere nominata. Avendo perfettamente capito che non c’era alcuna volontà di sentire le mie ragioni, tutte supportate dagli atti da me depositati, non mi restò che far presente che non intendevo restare in quell’Ufficio e ciò al fine preservare la mia persona e la mia tranquillità professionale, oltre che la mia salute già compromessa, e anticipai che avrei chiesto il trasferimento presso una sede a me confacente. Se fossi stata tutelata da una rete di protezione rappresentata dall’appoggio di una corrente tutto questo non sarebbe mai successo. Ma allora bisogna per forza iscriversi alle correnti per essere tutelati in tutti gli aspetti della propria vita professionale? Purtroppo oggi è così. Solo attraverso un sistema di sorteggio non temperato dei membri del CSM si potrà restituire al CSM il suo vero ruolo e liberarlo da condizionamenti interni».

Perché un magistrato libero come lei finisce per essere isolato e penalizzato nel sistema attuale?
«La logica correntizia tende a fare adepti e se un Magistrato ne resta fuor per legittima scelta, finisce per pagare come conseguenza il suo isolamento e l’isolamento è sofferenza, è frustrazione, è paura. Io ho un temperamento volitivo ed ardimentoso per cui sono riuscita a reagire e restare dritta sulle mie gambe. Purtroppo ne ha risentito la mia salute, già cagionevole, che ha subito un notevole peggioramento e quello che è per me insopportabile, hanno sofferto i miei cari che con me sono stati costretti a vivere momenti di tensione e di autentica sofferenza ingenerata dalla situazione, a dir poco paradossale, e profondamente ingiusta. Per me è stato terribile vedere le mie figlie piangere di dolore per quello che mi stava accadendo e implorarmi di lasciare la Magistratura, esortazione che non ho raccolto per trasmettere loro una testimonianza di coraggio e di dignità».

Come il potere delle correnti all’ANM e al CSM ha generato aberrazioni e perché il sorteggio “non temperato” è l’unica via?
«A questa domanda ho dato già risposta che non può che essere affermativa, anche se però, strada facendo, si dovrà stare ben attenti alle insidie che potranno venire da un sistema malato che tenterà di ripresentarsi sotto altre spoglie».

Quali cambiamenti concreti porterebbe il Sì al referendum per evitare che storie come la sua si ripetano?
«La riforma è solo un primo passo, bisognerà vigilare e tenere alta la guardia. e forse un giorno potremo avere un organigramma di Uffici Giudiziari diretti da Magistrati competenti e con qualità organizzative, capaci di valorizzare a loro volta il merito ed in grado di garantire e difendere la indipendenza e autonomia di ciascun Magistrato, senza che debba mai più verificarsi, come troppo spesso avviene nell’attuale stato di cose, che un Magistrato debba difendere eroicamente la sua autonomia e indipendenza dagli attacchi che gli provengono dal suo stesso interno».

Maurizio Pizzuto

Autore