La Repubblica Ceca ha annunciato a inizio anno lo stop all’importazione del petrolio russo, usato sinora in deroga alle sanzioni europee. Questo petrolio transitava tramite il terminal petrolifero di Trieste. Ormai lo stop dovrebbe essere in vigore già da qualche mese. Tuttavia – denuncia in una nota il Partito Liberaldemocratico Friuli-Venezia Giulia – un’occhiata ai siti che forniscono dati AIS sul traffico marittimo rivela che praticamente ogni settimana, accanto alle petroliere dalla Libia e dall’Egitto, continuano ad arrivarne anche da Novorossiysk, il principale terminal petrolifero russo nel Mar Nero.

Non potendo più le navi russe entrare in acque territoriali europee, è da concludere che la petroliera (in questo caso la Taipan, di bandiera delle Isole Marshall, attraccata al terminal SIOT ieri, domenica 26 ottobre) sia stata a Novorossiysk il 13 ottobre scorso proprio per caricare il greggio russo, e non quello di un altro paese. Sempre da Novorossiysk sono in viaggio per Trieste altre due navi, la Achilleas (Grecia) e la Fontana (Isole Marshall), con arrivo atteso rispettivamente il 30 ottobre e il 1 novembre.

L’esportazione di petrolio è per la Russia uno dei principali canali di finanziamento dell’aggressione militare all’Ucraina. È un insulto alla nostra città dover essere un ingranaggio di questo meccanismo perverso. Tanto più quando lo stesso porto di Trieste si prepara a essere l’hub logistico per la ricostruzione dell’Ucraina, come ha spiegato recentemente il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Al contempo, l’arrivo del greggio russo a Trieste mette a rischio l’infrastruttura petrolifera e l’attività della SIOT, sia per quanto riguarda le eventuali sanzioni secondarie sul greggio russo da parte degli Stati Uniti, sia per il rischio di sabotaggi. Pochi giorni fa sono avvenuti incendi in una raffineria Mol di Szazhalombatta in Ungheria approvvigionata di petrolio russo tramite l’oleodotto “Druzhba”, e in una raffineria della Lukoil Europe a Ploiesti in Romania.

Due incidenti avvenuti quasi in contemporanea, tanto che è difficile credere che non fossero attentati. Al momento è impossibile sapere se ad opera di sabotatori ucraini o di sabotatori russi che vogliono incolpare i primi, ma questo non è importante. Ciò che conta è che la possibilità che venga colpito il terminal petrolifero di Trieste costituisce un grave rischio di sicurezza e creerebbe un problema energetico nel cuore produttivo del Centro Europa. La presenza di navi provenienti dalla Russia, oltre a finanziare l’aggressione militare, aggiunge ulteriore rischio al rischio.

La replica di Siot-Tal

SIOT – TAL comunica che fin dall’entrata in vigore delle sanzioni internazionali, al Terminale Marino non viene sbarcato greggio russo. Il greggio che gli shippers caricano presso il porto di Novorossiysk proviene dal Kazakistan e non è, pertanto, soggetto ad alcuna sanzione internazionale. Le petroliere in entrata al Terminale Marino SIOT sono soggette al controllo delle autorità competenti, tra cui Dogana, Capitaneria di Porto e Autorità Portuale,
Si smentisce quindi con forza ogni ipotesi che petrolio russo venga sbarcato presso la SIOT in violazione delle sanzioni vigenti.
Infine, in merito al tema della sicurezza, si conferma che tutta la nostra infrastruttura è monitorata e oggetto di piani di sicurezza che coinvolgono le Forze dell’Ordine preposte.

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