L'appuntamento
3 novembre | Il ricordo della rivoluzione ungherese, l’occupazione Sovietica di Budapest. Stasera l’evento a Roma
Quest’oggi, 3 novembre, alle ore 18, nella sala convegni del Montarozzo, al n.4 di via Appia Antica, si svolgerà un incontro promosso da Realtà Nuova e dall’Associazione Ungheria-Italia 1956, per ricordare e degnamente celebrare la Rivoluzione ungherese di quell’anno, troppo a lungo e troppo strumentalmente consegnata all’oblio. A questo proposito, e non a caso, il tema della serata sarà “La Rivoluzione Dimenticata”. Nel corso della serata prenderanno la parola – tra gli altri – il già presidente della Camera Gianfranco Fini e il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, mentre il compito di moderatore sarà affidato al direttore del Riformista, Claudio Velardi.
La recente visita del primo ministro ungherese Viktor Orbán in Italia rende particolarmente attuali lo scopo e lo spirito dell’incontro, poiché, oltre a omaggiare i martiri della Rivoluzione anticomunista e antisovietica, non mancherà occasione di sottolineare gli antichi, millenari legami tra Ungheria e Italia. Non senza un po’ di retorica vengono spesso evidenziati, ancorché giustamente, i rapporti e l’amicizia dell’Italia con praticamente tutti i Paesi dell’Occidente e non solo, ma con l’Ungheria non c’è alcun bisogno di ricorrere alla retorica. Chiunque abbia visitato Budapest sa che la Capitale ungherese “parla” italiano in molti dei suoi angoli tra i più suggestivi, dalla Gellért-hegy, che prende il nome da quel San Gerardo, in ungherese appunto Gellért, vescovo veneziano, evangelizzatore dei magiari poco dopo l’anno 1000, al Var (il medievale quartiere fortezza che domina Buda) a una cui estremità è possibile vedere la statua di San Giovanni da Capestrano, il monaco guerriero, molto venerato in Ungheria, che ispirò e animò la resistenza magiara contro i turchi. All’altra estremità del Var c’è invece la statua equestre di un altro protagonista della lotta contro gli invasori ottomani: Eugenio di Savoia.

Senza citare quel Rinascimento da cui l’Ungheria trasse linfa vitale per costruire la sua identità culturale, e senza ricordare quel Risorgimento durante il quale ungheresi e italiani, garibaldini in particolare, combatterono fianco a fianco contro il comune nemico austriaco, c’è ancora molto di Italia e di italiano nella Capitale magiara. Troppo lungo sarebbe elencare tali significative presenze, ma la protagonista della suddetta serata sarà, come s’è detto, la Rivoluzione del 1956 e, per quanto ci riguarda più da vicino, l’emozione e l’ammirazione che essa suscitò nell’Italia di quegli anni così lontana da compromessi e distinguo. Il contraltare di tali giusti e altamente morali sentimenti furono le menzogne, l’ipocrisia, la disonestà che la sinistra di allora, pilotata da Mosca, riversò su quella effimera ed eroica epopea. Tutto ciò merita di essere ricordato e tenuto in considerazione, non solo per gettare una luce sul nostro recente passato, ma anche su un presente, a proposito della sinistra di oggi, ancora disseminato di menzogne, di ipocrisia, di disonestà.
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