Ha combattuto come una leonessa per sopravvivere e oggi convive con un’invalidità permanente che la vedrà costretta a sottoporsi a controlli medici periodici e operazioni chirurgiche nei prossimi anni. E’ il calvario della piccola Noemi, la bimba che oggi ha quasi sei anni e che il 3 maggio 2019 è stata ferita per errore, insieme alla nonna, in un agguato di camorra avvenuto in piazza Nazionale a Napoli.

“Lei è Noemi” e “4 anni è stata colpita in modo gravissimo da un proiettile vagante destinato ad altri mentre passeggiava mano a mano con i nonni in un pomeriggio qualunque fuori ad un bar”. Comincia così il racconto di mamma Tania che sui Facebook ha pubblicato un video della figlioletta durante un controllo medico: Noemi da oltre un anno e mezzo è costretta ad indossare un busto ortopedico per camminare in equilibrio dopo i danni riportati alla colonna vertebrale.

“Quel pomeriggio vengono sparati 17 colpi in una piazza gremita di persone – prosegue la madre – sembra un “far west”, un proiettile calibro 9 raggiunge proprio Noemi. In un corpicino così piccolo fa danni enormi: le trapassa colonna vertebrale e i due polmoni e resta proprio lì nel polmone sinistro, senza foro di uscita. Viene trasportata in fin di vita all’ospedale Santobono dove viene operata di urgenza con un intervento salva vita per estrarre la pallottola”.

Fondamentale il lavoro dei sanitari del Santobono che riuscirono a salvarle la vita e a farla tornare a casa dopo circa un mese di ricovero. “I dottori fanno del loro meglio, l’intervento va a buon fine… ma tocca a lei reagire. Resta tra la vita e la morte – ricorda la madre -. Lo fa, resiste, si aggrappa alla vita come una leonessa e vince. Noemi è “sopravvissuta” ad una fine certa come tutte le vittime innocenti che la camorra lascia così a terra per “sbaglio”. Nonostante tutto Noemi oggi convive con un’invalidità permanente che non è riuscita più a recuperare, sottoposta a continui controlli medici per monitorare il suo stato di salute, sarà sottoposta a ulteriori interventi chirurgici durante la crescita per sopperire le lesioni che si sono determinate un infanzia segnata per sempre”.

Nel processo di primo grado i fratelli Armando e Antonio Del Re sono stati condannati a 18 e 14 anni reclusione. I pm antimafia Antonella Fratello e Simona Rossi avevano chiesto vent’anni di carcere per i due fratelli nell’ambito del processo con rito abbreviato, con i giudici che hanno confermato l’aggravante mafiosa in relazione al tentato omicidio. Il reale obiettivo dell’agguato era Salvatore Nurcaro, ritenuto esponente di un clan rivale dei fratelli Del Re, anch’egli rimasto gravemente ferito. Antonio Del Re viene indicato come colui che offrì appoggio logistico al fratello Armando, esecutore materiale dell’agguato. Nel processo si sono costituiti parti civili il Comune di Napoli e l’associazione antimafia Libera.

Le immagini dell’agguato diventarono virali per la drammaticità della scena, con Armando Del Re che, incurante della bambina a terra gravemente ferita, la scavalca per tentare di portare a termine l’agguato contro Nurcaro.

In vista del processo d’Appello la famiglia è chiara: “Questo video sarà consegnato al giudice in sede di Appello. Oggi un appello lo vogliamo fare noi da genitori a tutte le mamme, i papà, i nonni e le zie, allo Stato, alla magistratura, al giudice: al posto di Noemi ci sarebbe potuto essere chiunque, chiediamo giustizia, chiediamo la certezza della pena senza sconti. A Noemi lo sconto non è stato concesso, non rendiamo vani i sacrifici di una bambina che quel giorno voleva solo giocare spensierata come è giusto che sia”.