“La cancel culture è l'arma più potente..."
In chat veritas, le odiatrici seriali dalla faccia d’angelo: le conversazioni delle femministe “tossiche” pubblicate da Selvaggia Lucarelli
Prima o poi arriva il momento della verità, inappellabile e dirompente come solo sa essere. Un vento impetuoso che abbatte ogni barriera di falsità e squarcia il velo dell’ipocrisia. Perché se è vero come sosteneva Pietro Nenni che “a fare i puri si trova sempre qualcuno più puro che ti epura”, e anche vero che chi come “noi” non gioisce delle disgrazie altrui, non può non provare un senso di soddisfazione nel constatare come a tutti sia visibile la caratura di figuri che, approfittando dei social, hanno voluto impartire lezioni sul mondo e sulla società, etichettando e sputando odio senza remore su chi dal loro – primitivo – punto di vista non mostrava conformità a canoni e visioni stereotipate della società.
La chat degli influencer
Ed è questo il primo immediato impatto nella pubblicazione delle conversazioni tra gli “influencer” pubblicati e raccontati su il “Il Fatto quotidiano” da SeIvaggia Lucarelli. Attivisti – come va di moda definirli oggi – che hanno utilizzato i social come strumento e clava per colpire “ i nemici” e cosa ancor più grave qualcuno, che oggi si dà alla macchia, ha fatto di questi “personaggetti” modelli da seguire, da invitare nelle scuole, da coinvolgere in iniziative istituzionali. Per quanto possa essere facile adesso, alla luce della pubblicazione della chat contenenti i commenti violenti e volgari privi di ogni edulcorazione d’occasione su giornalisti come Cecilia Sala, attivisti e politici, fino alle turpi espressioni con oggetto il Presidente della Repubblica e la Senatrice a vita Liliana Segre, ci sovviene da rammentare come fosse tutto lì in bella mostra sui loro canali social, nei loro interventi, nelle loro “stories” e post Instagram e addirittura nei loro comportamenti, e atteggiamenti pubblici.
Nulla che non fosse già deprecabile e meritasse una condanna collettiva. Eppure si è scelto di far finta di nulla, perché in un certo qual modo la voce urlante di costoro faceva comodo a tanti, in questa stagione dalle battaglie calde che li vedevano come protagonisti sulle barricate pro Pal, attivi nel denigrare e criminalizzare chiunque non si riconoscesse nella narrazione unica cavalcata dagli amici di Hamas, fomentando e indottrinando i più giovani grazie ad uno strumento come la rete e le community social.
Gli odiatori seriali con le facce d’angelo
Così come sempre per danzare sulle onde dell’ipocrisia abbiamo ascoltato queste femministe tossiche, questi odiatori seriali – con le facce d’angelo – sostenere campagne di sensibilizzazione contro l’odio spargendone de relato a tonnellate. “Dobbiamo radicalizzare, attaccare, accusare” , scrivono nelle chat e ancora: “La cancel culture è l’arma più potente che il femminismo abbia avuto negli ultimi 10 anni”. Quale femminismo? Quello che conduce battaglie sociali e culturali o quello che costruisce vulgate d’odio veicolate tra i più giovani? Questa vicenda grottesca per alcuni versi, nasconde una profonda e tragica verità, e che forse neanche ora che in parte è venuta a galla, è chiara a tutti. Hanno creato dei mostri e li hanno presentati come “‘modelli”, come “ giovani” da seguire e coccolare con tanto di corollario pseudo-letterario e ospitate televisive. Di questo e di tanto altro nessuno renderà mai conto.
Ma la verità almeno per oggi ha epurato un’altra ipocrisia, restituendo l’immagine chiara e limpida di una realtà che non ha visto solo chi non l’ha voluta vedere. Perché se la responsabilità penale è personale, quella politica e morale non lo è, e qualche mea culpa andrebbe pronunciato, e benché tardivo sarebbe comunque ben accetto. Per il resto – perché questa vicenda è solo all’inizio – si spera che questi figuri siano allontanati e lasciati al loro piccolo e gretto mondo fatto di odio. Noi tutti pur nelle differenze e nelle opposte visioni siamo fatti di un’altra pasta, e crediamo nella libertà, nella dignità e ancor di più nel sale della democrazia che risiede nella forza e persino nella conflittualità del dialogo. Ma per dialogare bisogna per prima cosa accettare che l’altro abbia per l’appunto dignità e legittimità ad esprimere la propria opinione. Come si suol dire in chat veritas.
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