Kamala Harris è in lenta ripresa, così risulta dall’ultimo sondaggio Times-Siena e segue la sua linea: non risponde alle domande dirette e parla soltanto di ciò che ha deciso lei. Ieri è stata ospite di tre reti televisive importanti di cui domani vedremo gli effetti. Ma intanto, al popolare “60 minutes” della CBS ha affrontato la politica estera, parlando di Netanyahu e poi di Putin, ma sempre in modo enigmatico. Del radicale dissenso con Netanyahu, per esempio, è stata sibillina: “La pressione diplomatica che esercitiamo su Israele continua sulla linea dei nostri principi”. 

La pistola di Kamala

L’intervistatore Bill Whitaker voleva saperne di più, ma non c’è stato verso. Kamala sorrideva, ma a labbra strette, e non ha potuto evitare di rispondere alle domande sulla pistola che porta con sé, pronta a sparare. Ha detto che la sua automatica è una Glock, molto usata dalla polizia, e che ha da quando era Procuratore Generale della California: “Andate a vedere che genere di lavoro facevo in passato e capirete perché ho un’arma”. Il suo compagno di cordata Tim Walz ha raccontato che Kamala gli ha tirato le orecchie dopo la sua sconfitta nel dibattito con J.D. Vance, il partner di Trump: “Sai, Tim, dovresti proprio essere un po’ più attento quando parli”. Quanto a Trump lo ha definito “un mentitore patologico”.

Oggi il pericolo si chiama Donald Trump

Con la Harris hanno stretto alleanza personalità della destra per difendere la Costituzione. La più celebre è l’ultraconservatrice Liz Cheney del Wisconsin. Bill Whitaker ha chiesto alla Harris: “Avrebbe immaginato una cosa del genere?”. La risposta è stata: “È una cosa bellissima”. La Cheney ha confermato: “È così: se la Costituzione fosse stata in pericolo, noi due ci ripromettemmo di difenderla, e oggi il pericolo c’è e si chiama Donald Trump”. Quanto a Putin, la Harris ha detto di non avere intenzione di incontrarlo per trattare sull’Ucraina, se non con il presidente ucraino Zelensky. La sua dichiarazione è radicalmente opposta a quella di Trump, il quale ripete che metterà fine alla guerra prima ancora di entrare nella Casa Bianca. “E come no?”, ha ironizzato la Harris, “se Trump diventasse presidente, Putin occuperebbe Kiev all’istante. Vuole solo la resa degli ucraini”. Un paio di mesi fa Vladimir Vladimirovic Putin, che tutti sanno essere un fan sfegatato di Donald Trump, annunciò a sorpresa di fare il tifo per la Harris, chiacchierando con la sua espressione vaga e distratta.

I piedi di piombo di Kamala

Kamala dimostra di muoversi sempre con i piedi di piombo, e infatti sull’Iran dice: “Quella gente ha le mani sporche di sangue americano, ma non esistono ipotesi di un nostro intervento militare”. Nei giorni scorsi il Presidente Joe Biden aveva raccontato ai giornalisti che Israele starebbe vagliando l’ipotesi di rispondere a Teheran distruggendo gli impianti nucleari iraniani. Ma, aveva detto Biden, gli Stati Uniti si sarebbero tenuti alla larga da una tale impresa. La pace, la guerra e la politica si muovono insieme e molti esperti in geopolitica hanno previsto il rischio di nuovi focolai di guerra entro il 5 novembre.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.