Hai un problema amministrativo? Serve denaro? Questioni coi vicini? Vuoi avere giustizia o ti serve protezione per poter lavorare in sicurezza? Affidati a Hezbollah! In Libano questo è l’indirizzo per ogni questione civile del villaggio, ma anche il collegamento tra la popolazione e le infrastrutture terroristiche. L’organizzazione criminale libanese ha saputo intrecciare la sua presenza militare con strutture apparentemente civili, rafforzando il proprio controllo sociale e logistico su intere comunità rurali. Oggi, per la prima volta, fonti delle Forze di Difesa israeliane rivelano il ruolo di coordinamento di Hezbollah e la serie di azioni mirate per eliminare questo cancro mafioso dalla sfera civile.

Metodi mafiosi in Libano meridionale

Nei villaggi del Libano meridionale, tutti conoscono il loro modus operandi: il sistema a cui i residenti vengono indirizzati quando hanno bisogno di assistenza finanziaria, mediazione in una disputa o problemi con le autorità. Hezbollah ha creato un “modus operandi” che sfrutta il tessuto civile delle città e dei villaggi: figure apparentemente impegnate in assistenza sociale, mediazione di dispute o attività economiche locali non sono meri operatori civili, ma rappresentanti diretti dell’organizzazione, con ruoli che coprono gestione finanziaria, supervisione militare e controllo informativo. Questo modello di integrazione – spiegano fonti dell’IDF – è una delle strutture di controllo di Hezbollah sul territorio: chi riceve assistenza – sia economica che sociale – si trova in una posizione di dipendenza, che poi si traduce in obblighi pratici come concedere spazi per stoccaggio di armi, trasformare abitazioni private in infrastrutture logistiche o fornire informazioni sensibili sui movimenti delle truppe.

Un’ombra sulla vita quotidiana

Nelle comunità analizzate, la figura dell’operatore “civile” si è progressivamente trasformata in un elemento centrale della macchina di controllo di Hezbollah. Questa persona funge da collegamento fra la gerarchia organizzata e la popolazione, capace di influenzare le scelte locali – dalla gestione delle risorse all’allocazione degli spazi – e di fornire alla leadership militare informazioni strategiche. In pratica, l’apparente servizio alle comunità viene utilizzato per consolidare il consenso e assicurare la presenza dell’organizzazione sotto la facciata della normalità. La conseguenza è che, in caso di operazioni militari o di contrasto interno, la distinzione tra “civile” e “militare” si fa estremamente sfumata, complicando non solo le operazioni militari ma anche qualsiasi sforzo di governance civile.

Operazioni IDF per smantellare la rete integrata

L’IDF ha iniziato ad adottare contromisure specifiche orientate non solo alla distruzione di infrastrutture materiali, ma anche alla disarticolazione di questa rete di influenza: l’identificazione e la neutralizzazione di operatori chiave che fungono da “ponte” tra associazioni civiche e apparati militari. Ne è un esempio l’azione contro Abu Ali Salameh, figura locale a Yanuh implicata nel mantenimento delle attività di Hezbollah nella regione. L’operazione israeliana ha colpito sia la sua capacità di intervenire in prima persona sia la rete di protezione civile che rappresentava, con l’obiettivo di isolare l’organizzazione dai centri di influenza territoriale.

Stanare il lupo

La strategia di Hezbollah di fondere attività militari, economiche e sociali non è nuova, ma è diventata sempre più sofisticata dal termine del conflitto nel 2023, quando — dopo le operazioni militari nella Striscia di Gaza e l’intensificarsi delle attività di proxy in Medio Oriente — l’organizzazione ha cercato di consolidare il proprio peso nelle aree rurali del Libano meridionale. Questa dinamica non è solo una questione di ordine militare, ma un fenomeno di natura sociale e politica che ha reso Hezbollah un attore difficilmente separabile dalla quotidianità delle popolazioni locali. Il fenomeno ha implicazioni profonde sulla sicurezza di Israele, sui negoziati diplomatici nella regione e sull’efficacia delle politiche di contenimento dei gruppi considerati terroristici.

Non solo per la sicurezza di Israele

Non è solo un’operazione militare: fa parte di una strategia per ridurre la capacità di Hezbollah di utilizzare la popolazione civile come copertura operativa e come fonte di informazioni critiche. Parallelamente, Tel Aviv sta coordinando operazioni per impedire il riorientamento delle infrastrutture dell’organizzazione, con priorità sullo stoccaggio di armi e sui siti di lancio. La complessità di questi meccanismi rappresenta una sfida metodologica e politica significativa: non si tratta più solo di colpire depositi di armi o bunker, ma di comprendere e spezzare la rete di relazioni che consente all’organizzazione di mantenere influenza, reclutamento e capacità operativa. In un momento in cui la stabilità del Libano e l’equilibrio del Mediterraneo orientale restano sotto forte pressione, l’azione dell’IDF contro la “maschera civile” di Hezbollah non è solo una questione di sopravvivenza per lo Stato di Israele, ma un tassello essenziale di una strategia più ampia per limitare il potere di gruppi armati integrati nel tessuto sociale in tutto il Medio Oriente.

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Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore scientifico con una grande passione per la storia e per la ricerca in campo energetico. Autore di 900 analisi, saggi, articoli di divulgazione e di circa 100 articoli scientifici, brevetti, conferenze, contributi a congressi, 2 libri.