Archiviato il voto del referendum sulla riforma della magistratura, un aspetto della fascia giovanile dei votanti fa molto pensare. Apre a una riflessione profonda che può essere una chiave di lettura diversa del risultato finale. Come è ben noto, alle elezioni politiche 2022 gli under 35 hanno premiato i piccoli partiti.

Ma in primis hanno confermato il forte dato sull’astensionismo. Diritti e ambiente sono stati l’ago della bilancia per l’elettorato più giovane, che rispetto al resto dell’elettorato attivo ha optato maggiormente per liste diverse togliendo voti ai big della politica. Sì, i giovani, quelli su cui puntavano molti partiti per far crescere i numeri dell’affluenza e per consolidare il proprio risultato elettorale. A conti fatti, non solo disertarono le urne, ma diedero un segnale ai grandi schieramenti, preferendo un voto alternativo. Fu questa la lezione che si ricavò all’indomani delle politiche del 25 settembre. Quindi il dato suggerisce un sostanziale disinteresse per le tematiche più tecniche e pure della politica. Ad analizzare questo fenomeno furono due interessanti studi effettuati dall’istituto di ricerca Swg e da YouTrend, che – isolando il comportamento elettorale delle ragazze e dei ragazzi nella fascia d’età 18-34 anni – allinearono l’astensionismo giovanile praticamente a quello complessivo. Anzi, secondo Swg fu leggermente superiore.

Torniamo ad oggi, all’espressione di voto per il referendum appena trascorso. E cosa si nota, studiando le dinamiche delle diverse fasce dei votanti? Si arriva alla conclusione che la generazione Z ha influenzato totalmente e letteralmente il referendum. I giovani sono stati determinanti sia per la partecipazione sia per la vittoria del No. Sono stati i veri protagonisti e hanno rappresentato la leva trainante, con il voto del Sud, a non confermare la riforma Nordio. I dati sono stati molto chiari: hanno detto No l’80% degli under 25 e il 61% degli under 35. I ragazzi tra i 18 e 28 anni hanno fatto registrare una partecipazione al voto del 67%, rappresentando di fatto la vera linfa vitale della democrazia.

Un elettorato, occasionale e invisibile

Qualcuno li ha definiti la generazione Gaza, che ha invaso le piazze nei mesi scorsi. A spingere il fronte del No, secondo YouTrend, è stata soprattutto una motivazione di fondo: è stata l’idea di difendere la Costituzione, ma anche una componente più politica. Indubbiamente anche un voto di opinione che ha avuto due facce: quella dell’elettorato moderato, preoccupato per il rischio di un’eccessiva concentrazione dei poteri sull’esecutivo; quella del voto di protesta, contro il governo. Ora, alla luce di questa analisi, qualche domanda sorge e qualche dubbio si pone. Ma un elettorato, occasionale e invisibile, così come è stato definito, che si precipita alle urne è spontaneo o influenzato anche da campagne social dove i contenuti vanno sempre verificati? Come mai proprio su questo tema così tecnico e per niente di facile comprensione? Che esperienza può avere un giovanissimo al suo primo voto su una tematica così complessa? Ma, soprattutto, i giovani hanno compreso bene la complessità della riforma nel suo merito?

Una nuova dinamica

Tutti questi interrogativi potrebbero aprire a letture diverse sul risultato finale del referendum, anche perché poi se alle prossime tornate elettorali, le politiche del prossimo anno ad esempio, gli stessi giovani non torneranno a votare e schierarsi con i vari partiti, così come hanno dimostrato alle politiche del 2022, l’Italia non solo avrà perso la grande possibilità di riformare la magistratura, ma si ritroverà con un grande interrogativo su un’affluenza dimostrata solo su una tematica referendaria e non invece su un’autentica partecipazione alla vita politica del Paese. Intanto oggi viviamo un risultato che fotografa una nuova dinamica elettorale, dove il peso degli indecisi e degli elettori occasionali si è rivelato decisivo.

Luca D'Alessio

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