Esteri
La Russia può diventare un alleato fondamentale per la difesa iraniana: la “scuola” del Cremlino per i droni di Teheran
L’asse tra Iran e Russia è solido. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ieri ha detto che Mosca guarda con favore a ogni passo verso la cessazione delle ostilità. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, l’impressione è che la sinergia tra la Federazione Russa e la Repubblica islamica si sia consolidata con l’esplosione della guerra.
I tecnici russi proseguono il loro lavoro nella centrale nucleare di Bushehr. Nelle ultime 24 ore, da Mosca è stato fatto arrivare un carico di 313 tonnellate di medicinali trasportate via treno fino al confine con l’Azerbaigian. Ma quello che preoccupa i funzionari americani è soprattutto il sostegno militare. Già all’inizio del conflitto, l’intelligence Usa aveva messo in guardia dall’eccessiva precisione dei raid missilistici iraniani, avvertendo che quelle capacità erano state ottenute solo grazie all’aiuto dei servizi russi e dei satelliti di Mosca. Tesi smentita dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov. Poi, in questi giorni, a destare l’allarme è stato l’invio di droni.
Secondo il Financial Times, la consegna è stata decisa ai primi di marzo e dovrebbe concludersi nei prossimi giorni. E anche questa volta, Mosca ha negato queste notizie. Il punto, però, è che qualcosa sembra si stia muovendo davvero su quel fronte. E la Russia può diventare un alleato fondamentale per la difesa iraniana. L’ultimo raid delle forze israeliane nel Mar Caspio è stato più di un campanello d’allarme.
L’Idf ha compiuto un raid senza precedenti, spingendosi verso nord fino ai confini delle acque russe. Ma il segnale per Mosca e Teheran è stato chiaro: quei bombardamenti non servivano solo a colpire la Marina dei Pasdaran nel grande lago, ma a far capire che Israele era in grado di raggiungere anche la rotta privilegiata del rifornimento tra Iran e Russia, in particolare la rotta dei droni. E la questione è diventata cruciale per le forze americane anche per un’altra ragione Perché gli iraniani possono modificare le loro tattiche basandosi sulle “lezioni” apprese dai russi durante la guerra in Ucraina. Il tema è stato approfondito dal Wall Street Journal che, sentendo fonti di Centcom ed esperti militari, ha avvertito dei pericoli per le forze Usa presenti nel Golfo Persico soprattutto per un tipo di droni, gli FPV, acronimo per “First Person View”.
L’allerta è scattata soprattutto dopo alcuni attacchi in Iraq. Ma per molti, l’indizio è chiaro. Questi velivoli pilotati da remoto, con visori in gradi di far vedere all’operatore in tempo reale ciò che “osserva” il drone, possono diventare l’arma più importante in mano agli iraniani. Tanto più se ci fosse un’operazione di terra da parte Usa per sbloccare Hormuz o conquistare Kharg. Precisi, estremamente maneggevoli, a basso costo, difficili da intercettare anche con i loro voli a bassa quota e spesso usando la fibra ottica per evitare il “”jamming” nemico, questi droni sono diventati uno degli strumenti più usati dai russi in Ucraina.
Per alcuni esperti statunitensi e funzionari della Difesa, il Pentagono non sarebbe pronto a una pioggia di droni di questo tipo, molto spesso usati in modalità “kamikaze”. E non è un caso che i tecnici ucraini siano stati chiari soprattutto dalle monarchie del Golfo. I Paesi arabi sanno che la “scuola” ucraina ha fornito ai militari di Mosca un aggiornamento tattico che può essere fondamentale per i Pasdaran. E il secco rifiuto di Donald Trump all’aiuto da parte di Volodymyr Zelensky potrebbe trasformarsi in una mossa rischiosa, se non fallimentare.
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