Il commento
La spesa militare non è uno spreco, basta con la logica “burro o cannoni”
C’è la convinzione che spendere in Difesa significa togliere soldi per il sociale. Ma c’è una grande differenza di contenuto tecnologico e di manodopera qualificata
Il dilemma “burro o cannoni” sostiene che se si sceglie un consumo privato (il burro) si ha un maggior benessere, mentre se si sceglie un consumo pubblico (i cannoni) si ha un minor benessere. La ragione è che il burro è un bene di consumo, alimenta ed è buono, mentre i cannoni non possono soddisfare alcuna utilità immediata. Il che sembra ovvio, ma, a ben guardare, non lo è. Una banale serratura non genera soddisfazione al palato, non si consuma, ma ha una sua utilità, come i cannoni, perché abbatte la paura di essere derubati o peggio.
L’antico dilemma “burro o cannoni” è diventato oggi “asili o cannoni”, o “sanità o cannoni”. Con ciò si vuole far intendere che se si spende in campo militare si sottraggono risorse per la spesa sociale, con la seconda che è ben più importante della prima per il benessere. Si hanno oggi in Italia due argomentazioni di natura economica a favore della spesa sociale a danno di quella militare.
La prima sostiene che la spesa corrente in campo militare è già abbondante, e quindi non vi è ragione per aumentarla. È vero che, come percentuale dell’economia, la spesa militare europea è un terzo (dal 2% al 3% del PIL) di quella russa, che va dal 6% al 9% del loro PIL. Ma questo è un modo distorto di guardare le statistiche. Il PIL europeo è circa dieci volte quello russo. Perciò la spesa europea è pari al 20% del PIL della Russia. Dunque, non ha senso aumentarla. Questa prima argomentazione, pur vera a un primo livello statistico, non tiene conto di due importanti aspetti. Il primo è che la spesa europea per una parte alimenta il complesso militare statunitense, e quindi non va nella direzione della sovranità europea; il secondo è che è una spesa non completamente al passo con i tempi che richiedono delle nuove armi a disposizione: più droni e meno cannoni. Si deduce che forse la si potrebbe non aumentare, ma che certamente la si dovrebbe riqualificare.
La seconda argomentazione sostiene che la spesa sociale, per sanità e istruzione, spinge la crescita dell’economia molto più di quella militare, che è come dire che quella militare è una spesa “sprecata”. Si producono delle stime di quanto reddito genera ogni tipo di spesa. Se la spesa per sanità, istruzione, Difesa cresce di un euro, quanti euro dobbiamo aspettare che ne sgorghino? È il cosiddetto “moltiplicatore” della spesa, un qualcosa di molto sofisticato, ma anche facile da manipolare per mostrare quel che si vuole. Per esempio, si mostra di quanto cresce il PIL milanese per effetto di un’importante esposizione ma non si tiene conto che la spesa in ristoranti dei visitatori veronesi a Milano va a detrimento della spesa in ristoranti a Verona. Segue che il PIL milanese sale, quello veronese scende, e quello italiano è fermo.
Accade che in alcune ricerche si mostri come la spesa civile produca più di un euro di reddito addizionale per ogni reddito di spesa, mentre quella militare ne produce meno. Da qui lo “spreco”. Si ha però una differenza fra i due tipi di spesa. Quella militare, al contrario di quella civile, è una spesa che si concentra in alcune attività ad alto contenuto tecnologico, che occupano una manodopera che è poco numerosa e molto qualificata. Solo in presenza di impianti di produzione non saturi e di disoccupazione non modesta, la spesa pubblica in campo civile spinge in alto l’occupazione senza generare inflazione. Quindi si confronta una spesa sofisticata a basso contenuto di lavoro con una spesa meno sofisticata ad alto contenuto di lavoro, assumendo che vi sia, in questo secondo caso, un basso utilizzo delle risorse.
Come si vede, le argomentazioni economiche contrarie alla spesa militare traggono origine da assunzioni troppo semplici. In un caso non tengono conto della “sovranità”, nel secondo di quanto i settori siano o meno sofisticati. La forza persuasiva di queste argomentazioni dipende forse dalle loro semplici premesse?
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