«L’uomo è un mistero. Bisogna risolverlo, e se passerai tutta la tua vita a risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo», scriveva Fëdor Dostoevskij. Peccato che alcuni misteri siano meno complessi di quanto si voglia far credere. Come quello dell’astensione del Movimento 5 Stelle sulla risoluzione a sostegno del popolo iraniano. È accaduto ieri in Commissione Esteri del Senato. Una risoluzione unitaria contro la repressione del regime iraniano, votata da maggioranza e opposizione. Con un’eccezione degna di nota: Giuseppe Conte e il suo Movimento si sono astenuti. L’avvocato del popolo ha preferito non prendere posizione. Il Partito democratico? Silenzio prudente, come d’uso.

Quanto clamore per la Flotilla di Gaza. Quante manifestazioni, quanti radical chic mobilitati, quanto giustificazionismo per Hamas. Allora i diritti umani erano sacrosanti. E oggi? In Iran non c’è Hamas. Solo un popolo che spontaneamente cerca di rovesciare un sistema che opprime, tortura, uccide. Decine di migliaia di morti. Donne massacrate. Giovani impiccati. Ma evidentemente non sono i morti giusti. La rivolta iraniana manca di requisiti essenziali: non c’è l’Occidente da accusare, non c’è il colonialismo da evocare. C’è solo un popolo che chiede libertà. Insufficiente, a quanto pare.

Ed ecco la parte più istruttiva: dove sono le femministe sempre così loquaci? Quelle dello schwa, del linguaggio neutro, delle battaglie terminologiche. Dove si nasconde questo femminismo di maniera quando donne iraniane vengono massacrate per aver rivendicato libertà e dignità? Volatilizzate. Questa battaglia non rientra negli schemi del conformismo radical chic italiano. Il cosiddetto pseudopaternalismo progressista si rivela per ciò che è: una posa intellettuale che evapora di fronte alle tragedie concrete. Quando si tratta di oppressione vera, di dittature che annientano la dignità femminile, il silenzio diventa assordante. I morti iraniani evidentemente non contano quanto quelli palestinesi. Questione di calcoli politici e simpatie ideologiche.

La sinistra sembra aver smarrito ogni riferimento culturale di carattere liberale, ogni autentica vocazione alla difesa degli oppressi. Si impantana in distinguo imbarazzanti, in astensioni che tradiscono più di mille parole. Contro il popolo iraniano. Contro la libertà. Contro quei diritti umani che dice di difendere. Dal nostro punto di vista, quello della democrazia liberale, i diritti umani non hanno geografia né bandiera. Ma questa sinistra ha scelto: l’indifferenza, la retorica vuota, l’ipocrisia spacciata per principio.

Tra qualche anno, quando faremo i conti con questo momento, ricorderemo chi ebbe il coraggio di schierarsi e chi preferì l’astensione. «Si possono ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non si può ingannare tutti per sempre», diceva Lincoln. Il popolo italiano non è stupido come la classe politica vorrebbe credere. Capisce chi ha avuto il coraggio delle proprie convinzioni e chi si è nascosto dietro cavilli pretestuosi. Capisce chi ha difeso la libertà e chi ha taciuto mentre un popolo moriva. Giuseppe Conte e il suo Movimento hanno scelto il silenzio. La storia prende nota. E il popolo, prima della storia, giudica già.

Stefano Giordano

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