È stato un Afghano “buono”, il giovane che ha abbattuto due soldati della Guardia nazionale della Virginia traferiti a Washington, a due isolati dalla Casa Bianca. Afgano buono, perché il ventinovenne che ha sparato fa parte della vasta comunità degli afghani che, sotto la Presidenza Biden, sono stati accolti con gratitudine negli Stati Uniti perché in Afghanistan avevano combattuto dalla parte degli americani. La prima reazione di Donald Trump – subito trasferito dal Secret Service nel bunker della Casa Bianca – è stata quella di bloccare questo tipo di immigrazione e far trasferire nella capitale altre 500 guardie nazionali prese in prestito da Stati limitrofi alla capitale.

Immediatamente dopo l’attacco nessuno è stato in grado di capire che cosa lo avesse ispirato. Ma nella mattinata di ieri è stato divulgato un dettaglio che rende la vicenda ancora più torbida: che l’afghano, identificato come Ahmanullah Lakanwal è, o è stato, un agente della CIA nel sud della provincia di Kandahar, avamposto talebano durante il decennio della guerra. La notizia viene dalla stessa agenzia. Le motivazioni che hanno spinto il giovane a sparare ai due militari della Guardia Nazionale che pattugliavano la zona limitrofa alla Casa Bianca sono ancora ignote. L’attentatore, rimasto ferito, è stato arrestato e portato in ospedale. Ma perché l’ha fatto? Aveva un piano? Faceva parte di una organizzazione? Il Presidente Trump non si è però perso nella spirale delle ipotesi, ma si è limitato a dire che è ora di espellere tutti gli “alieni”.

La procuratrice per il distretto della Columbia dove risiede la capitale, Jeanine Pirro ha detto ai giornalisti che l’afghano è arrivato a Washington in macchina dopo un viaggio di molte ore e ha confermato che l’attentatore è accusato di possesso illegale di arma e di tre diversi reati commessi con l’arma stessa. Ha fatto sapere che le vittime dell’attacco sono una ragazza di vent’anni, Sarah Beckstrom, e il ventiquattrenne Andrew Wolfe, in condizioni gravissime. I due fanno parte del contingente di guardie nazionali che Donald Trump ha voluto schierate nelle strade di Washington per ciò che lui definisce “emergenza criminale”. Non è ancora noto se Lakanwal abbia sparato a caso tra i militari o se avesse scelto le sue vittime. Il sindaco di Washington Muriel Browser ha detto che le vittime erano state scelte dall’attentatore e ha definito la sparatoria un “targeted shooting”, un attentato mirato, e che le due vittime sono caute in un’imboscata.

Kristi Noem, responsabile della “Homeland Security” (una agenzia creata dopo gli attentati dell’undici settembre del 2001) ha spiegato che il giovane afghano era entrato negli Stati Uniti nel 2021 grazie a un programma creato per dare asilo agli afgani che avevano combattuto a fianco dei soldati americani. Questo programma era stato già sospeso e adesso è per sempre cancellato. L’attorney General, l’italo-americana Pam Bondi, ha detto “faremo tutto il possibile perché sia applicata la pena di morte”. Ma le ragioni dell’attentato restano oscure ed è difficile farle passare per semplice terrorismo, perché – come ha confermato il direttore della CIA John Ratecliffe – “l’uomo che ha sparato, ha combattuto dalla parte americana e anche per la CIA”. Notizia clamorosa su cui però Ratecliffe non ha voluto fornire dettagli.

Come era prevedibile il Presidente Trump ha attaccato il suo predecessore Joe Biden che aveva approvato il programma di asilo per gli afghani, “senza i necessari controlli sull’identità di chi ha fatto entrare nel Paese”. Questa sparatoria ha caratteri anomali perché di fatto un ex operativo della Cia ha abbattuto per scelta personale due giovani militari della National Guard.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.