Giustizia
Le nomine del CSM si giocano su WhatsApp. A vincere non sono i migliori, ma i più sostenuti: il referendum per dire “basta”
Estate 2017. È da qui che partono le migliaia di messaggi estratti dal telefono di Luca Palamara dalla procura di Perugia. E mostrano dall’interno come funziona il meccanismo delle correnti mentre decidono il destino degli uffici giudiziari più importanti del Paese. Le nomine al Consiglio Superiore della Magistratura non si giocano solo nelle commissioni e in plenum. Si giocano su WhatsApp. Il CSM, in quel quadriennio, ha gestito 1033 nomine. Uffici requirenti e giudicanti. Procure e tribunali. Ma dalle chat emerge con chiarezza un dato: le nomine non sono il risultato di una selezione meritocratica neutra. Sono il frutto di equilibri, scambi, tattiche tra correnti, partite giocate su più tavoli. Nell’estate del 2017 Palamara affronterà almeno tre questioni cruciali. La prima riguarda il futuro della procura di Atene.
Il modus operandi
Leggendo le chat emerge plasticamente il modus operandi. Un meccanismo operativo cinico e spietato che non riguarda solo la singola partita per la procura tra le più importanti d’Europa. Ma un sistema, come vedremo. È il 6 luglio 2017. Parte la corsa per la procura greca. I candidati sono Tizio e Caio. Tizio ha lasciato da poco l’incarico di capo di gabinetto del Ministro ed è il candidato di Sinistra Area. Caio è sostenuto da Unicost, la corrente di cui Palamara è leader di fatto. Sin dalle prime battute il confronto non è sui curricula, ma sui numeri e sulle alleanze. Area, la corrente di Sinistra, sostiene da tempo che chi ha appena lasciato incarichi fuori ruolo, per di più in sedi ministeriali, dovrebbe attendere prima di concorrere alla guida di uffici direttivi. Tizio, insomma, non dovrebbe essere il loro candidato. Non ufficialmente, almeno. Ma la realtà è altra e, nello stesso 6 luglio, circola la voce che Caio possa ritirare la domanda per evitare una sconfitta. Sempronio, magistrato della DNA, scrive a Palamara: “Secondo me non si può cedere al ricatto e far revocare la domanda, ma questo dovrebbe deciderlo l’interessato. Io credo che non si possa accettare e che andare allo scontro comporta uno smerdamento di Area che la distruggerebbe. È un bluff e bisogna andare a vedere”. Palamara risponde: “Dobbiamo elaborarlo bene”. Sempronio insiste: “Area morirebbe se uscisse fuori che appoggia sottobanco Tizio. Non può andare ad Atene con i voti di Unicost. È un bluff. Non lo voteranno. Perderebbero tutto”. La questione è tutta qui: non chi è più adatto, ma chi può permettersi di sostenere chi, e a quale prezzo interno. Palamara chiude il giro con una frase che è già una linea politica: “Non molliamo”. Il 12 luglio Sempronio torna alla carica: “Non avallate scelte criticabili. Anzi bisogna uscire fuori dalle logiche. Atene è esplosiva”. Ma le “logiche” sono esattamente quelle che governano la partita. Sempronio chiede se la componente laica Mevia voterà Tizio. Palamara risponde secco: “Sì”. Il quadro è chiaro: la maggioranza si costruisce sommando correnti e laici. Il merito è sullo sfondo.
Bisogna fare squadre
Il 17 luglio la tensione sale: “Non ho capito cosa intendiate fare per Caio. […] Tizio non può venire ad Atene senza che ciò si traduca in una definitiva sconfitta del modello di magistrato fino ad ora riconosciuto come unico da Unicost. Non basta votare per Caio quando si sa che perde. Bisogna fare squadre. Quella squadra che aria sa fare per portare i suoi PM ovunque anche quando non lo meritano. Noi invece quasi sempre abbiamo difficoltà a portare avanti i migliori”. Qui l’ammissione è esplicita: “portare i suoi PM ovunque anche quando non lo meritano”. Non è una denuncia esterna. È una constatazione interna al sistema. Palamara replica: “Caio rimane il diamante degli inquirenti”. Sempronio risponde amaramente: “Un diamante che non ha prezzo perché nessuno lo vota […] Caio sarà mortificato. E tu lo sai benissimo e non c’è accordo o tregua che tenga se perde ciò che è giusto che abbia. Mettete in condizione molti Pm di Atene di sentirsi schiacciati dallo strapotere di Area in procura. E costringete i singoli a prendere posizione. […]. Ti saluto”. Chiaro il senso: da un lato, il valore professionale viene riconosciuto, ma non basta; dall’altro, si individua una strategia della tensione per ribaltare le previsioni di voto: “Mettete in condizione molti Pm di Atene di sentirsi schiacciati dallo strapotere di Area in procura. E costringete i singoli a prendere posizione”.
La professionalità paga?
Il 18 luglio entra in scena un altro consigliere. Di altra corrente. Si parla di Caio che starebbe cercando voti tra i laici “così si fa male”. Palamara scrive: “Se tu mi ascoltassi capiresti che prima lo togliamo di mezzo meglio è”. Ancora una volta, non è il linguaggio della valutazione comparativa. È il linguaggio della gestione politica di una candidatura. E rivela l’esistenza di più tavoli da gioco in contemporanea. Un meccanismo che consente di vincere anche quando si perde, monetizzando il risultato nella partita successiva. Non importa se il prezzo da pagare è il sacrificio del “migliore” di turno. Il 19 luglio Sempronio esplode: “Sto incazzato Luca. Davvero come un pazzo. Non doveva accadere questo. Ed è l’ennesima sconfitta per chi fa il PM Unicost ad Atene”. Palamara prova a tenere insieme il gruppo: “C’è questa partita ma ci sono anche altre partite e dobbiamo farci trovare pronti”. “Altre partite”. È il lessico costante delle chat. Atene è una partita. La DNA è un’altra. Le nomine sono tavoli negoziali. Sempronio mette nero su bianco il nodo vero: “Le partite di Atene sono sempre perdenti e si gioca tutto su altri tavoli. Io non credo che sia giusto e credo che sia davvero mortificante vedere che mezze cartucce di Area riescono ad ottenere sempre ciò che vogliono con margini di certezza sin dall’inizio. Non credo che i pm ateniesi di Unicost siano sempre meno bravi degli altri e che i giudici o gli amici degli amici riescano sempre ad avere ciò che desiderano”. E ancora. “Luca, perdere Atene e giocarsi la DNA a tavolino significa tre cose insieme: 1) che Atene non rappresenta una priorità del gruppo 2) che la procura di Atene viene prima ed è più importante della DNA 3) che la professionalità non paga e non costituisce il presupposto indispensabile per incarichi come questo. Tutti valori che invece pensavo di condividere con il gruppo a cui appartengo”. La risposta di Palamara è formale: “La professionalità per me paga”. Ma i fatti diranno altro. I fatti diranno che non è così, che non viene nominato il migliore, perché la partita si gioca con altri criteri, diversi dal merito, e su più tavoli. 27 luglio: il plenum decide. La mattina Sempronio spera ancora in un rinvio, vuole incontrare un altro esponente costantinopolitano al CSM della corrente Unicost per rafforzare sostegno a Caio. Poi arriva il messaggio: “Perso 13-11”. Tizio è nominato procuratore capo di Atene. Il CSM si spacca in due. Sempronio commenta: “Il vero problema è che non siamo in grado di difendere posizioni così forti come quella di Caio perché non siamo puri e facciamo anche noi cazzate”. Ecco il punto: “Non siamo puri” e “facciamo anche noi cazzate”. Sempronio si lascia andare a un flusso di coscienza rispetto alle scelte di Unicost. E incalza: “Ora si scatenerà il putiferio. E noi ancora non potremo parlare perché anche ieri abbiamo votato gente impresentabile”. Gente impresentabile. Votata comunque.
La frase più rivelatrice arriva il 1° agosto 2017. Sempronio scrive a Palamara: “Caro quando torniamo dalle vacanze dobbiamo parlare bene del futuro. Io non voglio fare la fine di Caio e non mi piace perdere. E bisogna fare squadre su tutto il territorio. E soprattutto sugli uffici grandi e strategici. Ora il gioco degli aggiunti è fondamentale tanto a Sparta quanto ad Atene. Dobbiamo programmare scientificamente i posti. Ciao”. “Esatto” gli risponde Palamara. Non è più una battaglia su Costantinopoli. È una pianificazione. “Non mi piace perdere” e “programmare scientificamente i posti” significa considerare le nomine non come esito di una valutazione individuale, ma come tasselli di una strategia correntizia nazionale.
Il potere e il prestigio delle correnti
Procure, aggiunti, uffici grandi e strategici. Tutte da conquistare, al di là del merito, per alimentare il peso della corrente. Di lì a poco, infatti, si apriranno altre importanti partite, tra Sparta e Tebe. Le chat dell’estate 2017 mostrano un sistema in cui le correnti trattano, si sfidano, si scambiano sostegni, misurano i numeri dei laici, decidono chi “togliere di mezzo”, pianificano le prossime “partite”. Il merito è evocato. Le professionalità vengono celebrate. Ma il discrimine vero è l’appartenenza e la capacità di costruire maggioranze. Capire finanche quando perdere, per monetizzare la sconfitta. Non importa se il sacrificato di turno è il più titolato. Importa alimentare il potere e il prestigio della singola corrente. E a vincere, così, non sono i migliori. Ma i sostenuti. Perché, come scrive uno dei protagonisti della storia, i posti vanno “programmati scientificamente”.
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