Tecnologia
L’intelligenza è uscita dal chatbot: ecco perché nasce l’Italian Hackathon League
Negli ultimi due anni abbiamo assistito a qualcosa di straordinario, qualcosa che gli storici dell’economia probabilmente studieranno per decenni: l’intelligenza è diventata un bene infinito. Prima del novembre 2022, quando OpenAI ha rilasciato ChatGPT, l’intelligenza era un bene scarso per definizione — servivano anni di formazione, esperienza accumulata, talento naturale. Oggi, quella stessa capacità di ragionare, analizzare, produrre contenuti sofisticati è accessibile a chiunque, a costi marginali che tendono a zero. È una discontinuità tecnologica paragonabile, per portata, all’introduzione dell’elettricità nelle fabbriche o alla diffusione di internet negli uffici.
Il 2025 è stato l’anno in cui questa intelligenza ha raggiunto la maturità. I modelli più avanzati hanno vinto medaglie d’oro alle olimpiadi internazionali di matematica, risolvono problemi che metterebbero in difficoltà la maggior parte degli esperti umani, producono analisi e testi di qualità professionale. Chi lavora quotidianamente con questi strumenti sa che la domanda non è più “quanto sono intelligenti?” ma “come li mettiamo al lavoro?”.
Non è un caso che, secondo la 29ª Global CEO Survey di PwC pubblicata solo pochi giorni fa, oltre la metà delle imprese che hanno investito in intelligenza artificiale non stia ancora vedendo benefici economici concreti: il 56% dei CEO dichiara di non aver registrato né aumenti di ricavi né riduzioni dei costi. Solo una minoranza riesce davvero a trasformare l’adozione tecnologica in valore. Il problema non è la potenza degli strumenti, ma la capacità di integrarli nei processi reali.
Ed è proprio qui che si apre il capitolo successivo, quello che stiamo vivendo in questo 2026. L’intelligenza sta uscendo dal chatbot. Sta smettendo di essere uno strumento passivo che risponde alle domande e sta diventando un sistema attivo, capace di connettersi con i nostri strumenti, accedere alle nostre informazioni, eseguire azioni nel mondo reale. Come ha scritto Dario Amodei, CEO di Anthropic e uno dei pionieri di questa tecnologia, abbiamo essenzialmente sintetizzato un’intera nazione di geni che vive in un datacenter, a cui chiunque può accedere per avvalersi dei loro servizi. Il punto, oggi, è capire come orchestrare questi geni, come dar loro il contesto necessario e la capacità di agire per risolvere problemi concreti.
È quello che nel nostro settore chiamiamo costruire agenti AI. Un agente non è semplicemente un chatbot più sofisticato: è un sistema che combina l’intelligenza dei grandi modelli con la conoscenza specifica di un’azienda o di un dominio, e con la capacità di compiere azioni — leggere documenti, estrarre dati, aggiornare sistemi, interagire con software, prendere decisioni operative. È la differenza tra avere un consulente brillante che risponde alle tue domande e avere un collaboratore che porta a termine i compiti, che lavora mentre tu fai altro, che scala le questioni complesse solo quando serve davvero il tuo intervento.
Come può innovare un’azienda italiana
Di fronte a questa trasformazione, le aziende italiane hanno due leve su cui agire: le persone e i processi. Da un lato, dare gli strumenti giusti ai dipendenti per aumentare la produttività individuale. Dall’altro, mettere l’intelligenza artificiale all’interno dei processi operativi, costruendo agenti che automatizzano flussi complessi.
Ma l’adozione efficace richiede un approccio strutturato. Solo il 12% delle aziende è riuscito contemporaneamente ad aumentare i ricavi e ridurre i costi grazie all’AI, come confermato nel report di PWC e sono proprio quelle che hanno costruito solide basi organizzative, tecnologiche e formative. Nella maggior parte dei casi, invece, l’adozione resta frammentata, sperimentale, scollegata dalla strategia.
Nel lavoro con centinaia di aziende italiane, noi di Yellow Tech abbiamo identificato quattro pilastri che devono essere affrontati insieme. Il primo è avere la leadership a bordo: i vertici aziendali devono comprendere l’impatto trasformativo dell’AI, non solo quello attuale ma quello che si dispiegherà nei prossimi anni, e costruire una strategia di breve e medio termine. Il secondo è la governance: scegliere gli strumenti giusti per le persone giuste, tenendo conto della sensibilità delle informazioni, e regolarli con una policy chiara e seguita da tutti. Il terzo è la formazione diffusa: ogni lavoratore da computer può trarre benefici da questi strumenti, e deve essere messo nelle condizioni di usarli in modo appropriato ed efficace. Il quarto è la creazione di champion interni, persone formate sull’AI più avanzata che possono portare competenze nelle loro funzioni e supportare i colleghi nel percorso di adozione.
Quando questi quattro elementi lavorano insieme, i risultati arrivano. Quando manca anche solo uno di essi, l’azienda si blocca.
Il problema della resistenza
C’è però una sfida che nessun framework può risolvere da solo: la resistenza. L’AI sta progredendo a una velocità senza precedenti, con l’uscita continua di nuovi strumenti sempre più potenti. Questo genera ansia. Molte persone non vivono bene il fatto che alcuni lavori potrebbero cambiare radicalmente o essere sostituiti. Sul mercato c’è resistenza diffusa, che porta con sé anche disinformazione — chi non ha mai provato questi strumenti spesso ne ha un’idea distorta, basata su titoli allarmistici o su esperienze altrui raccontate male.
Il metodo migliore per battere resistenza e disinformazione è uno solo: provare le cose in prima persona. Quando usi uno strumento con le tue mani, quando costruisci qualcosa che funziona, quando vedi con i tuoi occhi cosa è possibile fare, la paura lascia spazio alla comprensione. È un principio semplice, ma potente.
Perché gli hackathon
È da questa consapevolezza che, la scorsa estate, Yellow Tech ha iniziato a organizzare hackathon a tema AI. L’idea era semplice: riunire sotto lo stesso tetto persone che vogliono imparare e potenziarsi, provare insieme gli strumenti più avanzati, testare i limiti delle tecnologie attuali e capire insieme cosa è davvero possibile costruire.
Il primo hackathon lo abbiamo fatto in partnership con Lovable, leader europeo nel vibe coding. In una giornata intensa, oltre cento persone hanno costruito applicazioni funzionanti partendo da zero, spingendosi oltre quello che pensavano possibile. Il secondo lo abbiamo organizzato in partnership con n8n, leader europeo nelle automazioni AI. Anche qui, decine di partecipanti hanno costruito flussi di automazione complessi, agenti che leggono documenti e prendono decisioni, sistemi che prima avrebbero richiesto settimane di sviluppo.
I risultati hanno superato ogni aspettativa. Ma soprattutto, abbiamo visto qualcosa che va oltre i progetti costruiti: abbiamo visto persone che arrivavano scettiche andarsene entusiaste, abbiamo visto la resistenza sciogliersi di fronte all’esperienza diretta, abbiamo visto nascere collaborazioni e connessioni che durano oltre l’evento.
L’Italian Hackathon League
Da queste esperienze è nata l’Italian Hackathon League, il primo campionato strutturato italiano dedicato all’intelligenza artificiale applicata – che Yellow Tech promuove insieme a Veliu, in partnership con Vento e Italian Tech Week. Un circuito di hackathon trimestrali che culminerà con la finale all’Italian Tech Week di settembre 2026.
La League funziona così: i vincitori degli hackathon già svolti e di quelli che organizzeremo nei prossimi mesi si qualificano per la finale di settembre 2026. Ogni tappa è un’occasione per costruire, imparare, mettersi alla prova su sfide concrete. L’obiettivo è sempre lo stesso: andare oltre il parlare di AI e misurare la capacità di costruire qualcosa che funziona.
Le prime qualificazioni hanno già mostrato che l’interesse c’è: quasi mille candidature da tutta Europa, centosessanta partecipanti selezionati. I numeri ci dicono che c’è fame di occasioni come queste, di luoghi dove chi vuole costruire con l’AI possa farlo insieme ad altri che condividono la stessa curiosità.
Il momento è adesso
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo le regole della competizione economica. Le aziende che adottano oggi accumulano competenze e ottimizzano processi, costruendo un vantaggio che sarà difficile da colmare per chi resta fermo. I professionisti che padroneggiano questi strumenti diventano più produttivi e più preziosi per il mercato del lavoro.
La finestra temporale per agire è aperta, ma non resterà aperta per sempre. Con l’Italian Hackathon League vogliamo fare la nostra parte: creare un punto di riferimento per chi vuole costruire il futuro dell’AI in Italia, un luogo dove il talento possa emergere, competere, farsi vedere.
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