Esteri
Macron trasforma Davos in un ring: scontro a distanza con Trump sui dazi
Ironia, frecciatine, attacchi duri al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e inviti all’Europa a fare fronte comune e a usare strumenti “potenti” soprattutto “quando non viene rispettata”. Al Forum economico di Davos, Emmanuel Macron si è preso la scena. Con gli occhiali a specchio per un problema all’occhio destro ma già diventati iconici, il presidente francese ha conquistato il palco del summit in Svizzera. E lo ha fatto mentre la crisi tra Europa e Stati Uniti non accenna a diminuire di intensità.
Tra i sogni di Trump sulla conquista della Groenlandia e la minaccia di dazi a chi si oppone alle sue mire, il capo della Casa Bianca ha di fatto stravolto il programma del Forum facendolo diventare un incontro orientato esclusivamente sull’agenda americana. E quello che era nato come un vertice che si apriva con lo slogan “Spirito del dialogo”, si è trasformato in un ring dove il primo incontro è stata la sfida tra Parigi e Washington. Tutto è iniziato quando Trump ha minacciato i dazi al 200% sui vini francesi e champagne per il rifiuto di Macron di entrare nel “Board of peace” per la Striscia di Gaza. Poco tempo dopo, lo stesso tycoon ha rincarato la dose pubblicando sul suo Truth Social gli screenshot di un messaggio ricevuto dal capo dell’Eliseo in cui gli diceva di essere “perfettamente allineati rispetto alla Siria”, auspicava di fare “grandi cose sull’Iran”, ma ammetteva di non capirlo riguardo alla Groenlandia e proponeva anche di organizzare già per giovedì un incontro del G7 a Parigi.
Dopo alcuni minuti, l’Eliseo ha risposto. Prima dichiarando “inaccettabili” le minacce sui dazi, poi confermando la veridicità del “messaggio privato” pubblicato da The Donald. Ma una volta salito sul palco di Davos, Macron ha alzato l’asticella dello scontro. “Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove sembra solo contare solo la legge del più forte”, ha tuonato il leader francese. È il momento, ha continuato Macron, di “smetterla di perdere tempo con idee folli” e “non è tempo di imperialismo o di colonialismo, bensì di collaborazione”. E il capo dell’Eliseo ha anche accusato la “concorrenza” statunitense di volere “indebolire e subordinare l’Europa”. Il discorso di Macron è stato uno dei più duri. Ed è arrivato in quello che è uno dei momenti più complicati delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha poi ribadito l’importanza di collaborare con gli States, ma anche ammonito Trump su dazi, rilanciando l’idea di “una nuova Europa veramente indipendente”.
Ieri, anche il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale molto netto ricordando come le mire di Trump sulla Groenlandia stiano realizzato il “sogno più ambizioso della strategia russa”, cioè dividere Europa e Stati Uniti. E l’attenzione di Mosca è stata certificata anche dalle parole del ministro degli Esteri Sergei Lavrov che, soffiando sul fuoco dello scontro tutto in casa dell’Occidente, ha affermato che “i problemi tra Stati Uniti, Europa e altri Paesi legati ai dazi dureranno per molto tempo”. E in una fase in cui molti leader, funzionari e addetti ai lavori avvertono del rischio di essere dominati dalla sola “legge della giungla”, il timore è che le superpotenze stiano giocando una partita in cui l’Europa potrebbe essere gradualmente esclusa.
Nel Vecchio Continente, Francia e Germania stanno provando di nuovo a compattarsi evocando l’ipotesi di usare lo “strumento anti-coercizione” contro le minacce di Trump sui dazi. Ma questo è solo una parte del problema. La Groenlandia continua a essere un nodo da sciogliere, con il presidente Usa che ha ribadito anche ieri via social le sue ambizioni sull’Artico e la Danimarca che ha ricevuto il sostegno dell’Unione europea e degli altri Stati membri dell’Ue ma senza la certezza che Washington fermi le sue mire espansionistiche. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha avvertito che “il peggio potrebbe ancora essere davanti a noi”. E in questa escalation sul destino dell’isola, resta sempre sul tavolo l’altro grande tema del rapporto tra Vecchio e Nuovo Continente: l’Ucraina. La guerra continua a mietere vittime e a minare la vita quotidiana della popolazione. Ieri, i raid russi hanno lasciato quasi metà cittadini di Kyiv senza luce e riscaldamento mentre le temperature sono scese di molto sotto lo zero. Da Mosca, Lavrov ha riaffermato che il Cremlino respinge l’idea di una tregua. Ma Volodymyr Zelensky, che ha annullato il viaggio a Davos per l’ultima serie di attacchi russi e ha subordinato il suo arrivo all’intesa sui contratti e sulle garanzie di sicurezza, teme che i dossier aperti da Trump stiano riducendo lo spazio per la guerra. E lo stesso presidente ucraino ha ammesso che l’affaire Groenlandia sta distraendo i leader occidentali dal supporto a Kyiv.
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