“Nel dicembre 1993, mentre ero latitante, incontrai Berlusconi a Milano. Berlusconi sapeva come mi chiamavo. E sapeva che ero latitante da dieci anni. Alla riunione ha partecipato anche mio cugino Salvo e con Berlusconi c’erano persone che non conoscevo. Dovevamo discutere dell’ingresso di alcuni soci nelle società immobiliari di Berlusconi”. Lo ha detto il boss di cosa nostra, Giuseppe Graviano, detenuto dal 1994 e condannato all’ergastolo, durante la sua deposizione in videoconferenza nel processo ‘Ndrangheta stragista a Reggio Calabria, in cui è imputato.

Graviano, rispondendo alle domande, precisa “da latitante ho incontrato Berlusconi almeno per tre volte. Fu mio nonno ad avere i contatti con gli imprenditori milanesi. Poi, quando è morto mio padre, mi prese in disparte e mi disse ‘Io sono vecchio e ora te ne devi occupare tu’. Poco dopo mio nonno, che aveva più di 80 anni, morì”.

GHEDINI: “FALSO, ASTIO PER LEGGE CONTRO LA MAFIA DI BERLUSCONI” – “Le dichiarazioni rese quest’oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonchè palesemente diffamatorie”. Lo afferma Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, replicando a quanto dichiarato dal boss Graviano, nel corso della sua deposizione in videoconferenza al processo ‘Ndrangheta stragista in corso a Reggio Calabria.

“Si osservi – sottolinea Ghedini – che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti. Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione, improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l’altro, perfettamente l’astio profondo nei confronti del Presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l’autorità giudiziaria”.

LA ‘PERSECUZIONE’ CONTRO BERLUSCONI SULLA MAFIA – L’ex presidente del Consiglio ha alle spalle moltiplici accuse sui presunti legami con la mafia. Nel 1996 venne indagato indagato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, così come negli anni successivi a Firenze e a Caltanissetta in merito alle stragi mafiose del periodo 1992-1994. Tutte le inchieste contro l’ex premier sono state archiviate.

Nel 2009 invece Berlusconi venne accusato da un ex collaboratore dei Graviano, Gaspare Spatuzza, di essere stato in contatto con i vertici di Cosa Nostra nei primi anni ’90, ma anche in questo caso le accuse non portarono a nulla.