Matteo Messina Denaro, il boss latitante di Cosa Nostra, potrebbe essersi fatto accompagnare nella stazione ferroviaria di Trapani a bordo di una Mercedes da uno dei suoi favoreggiatori. Il dettaglio emerge dall’inchiesta della DDA di Palermo che ha portato all’arresto di tre presunti narcotrafficanti, da intercettazioni nel quale Messina Denaro viene indicato semplicemente come “Iddu”.

In particolare gli investigatori del Ros e della Guardia di Finanza hanno sottoposto a intercettazioni l’avvocato Antonio Messina, anziano massone radiato dall’albo per i suoi precedenti, mentre parlava con Giuseppe Fidanzati, che risulta invece solo indagato e che ha già scontato in passato una condanna per traffico di droga. Quest’ultimo è figlio del deceduto boss dell’Acquasanta Gaetano Fidanzati, che a Milano aveva costruito la base operativa dei suoi traffici illeciti.

Il massone Messina nella conversazione con Fidanzati farebbe riferimento proprio alla “primula rossa” latitante da 30 anni, che sarebbe transitato per la stazione di Trapani accompagnato in Mercedes. ”Iddu veniva a Trapani”, dice infatti a bassa voce il figlio del boss defunto. “Sì, iddu, lo accompagnava Mimmu alla stazione”. “Mimmu”, secondo gli inquirenti, sarebbe uno dei fedelissimi del superlatitante, Mimmo Scimonelli.

Nell’ambito dell’operazione ‘Eden 3’ sono finiti in carcere anche Giacomo Tamburello, di 59 anni, e Nicolò Mistretta, di 64 anni, mentre per Messina sono scattati gli arresti domiciliari. I tre sono accusati di aver importato grosse quantità di droga tra il Marocco, la Spagna e l’Italia.