I candidati dem hanno vinto sia a New York, con Zohran Mamdani davanti ad Andrew Cuomo di circa 200mila voti, sia nel New Jersey, con Mikie Sherrill vincente con circa 13 punti di distacco su Ciattarelli, dopo che gli ultimi sondaggi prevedevano una vittoria molto più risicata. Discorso uguale nella Virginia, dove Abigail Spanberger trionfa con ben 15 punti di distacco dalla candidata repubblicana Earle-Sears, corrispondenti a ben mezzo milione di voti di scarto. Vittorie anche per la Prop 50 in California, che passa con il 63% dei voti (circa il 5% in più di quanto previsto dai principali modelli e analisti), e per i democratici della Pennsylvania nel rinnovamento della loro Corte Suprema, che rimane a maggioranza liberal.

Per i democratici è un successo che va oltre le aspettative, dati gli ampi margini di vittoria, il recupero del voto di alcune minoranze, come quella afroamericana e quella ispanica, che lo scorso anno avevano virato in modo significativo verso i repubblicani. Si conferma l’effetto Trump, che motiva i democratici a votare, e che di converso, non essendo il Presidente fisicamente presente nelle schede, non stimola la base Maga a recarsi alle urne. Il Partito democratico non solo ha reagito alla sconfitta del 2024: ha dominato il confronto con un Partito repubblicano che si è dimostrato troppo dipendente dal Presidente, in quello che potrebbe essere un preambolo delle elezioni di medio termine del prossimo anno.

Il protagonista assoluto della nottata è stato ovviamente Mamdani, che ha superato le aspettative dei sondaggi, che lo attestavano al 45% dei voti, superando il 50% e ottenendo quel mandato chiaro dagli elettori che si pensava potesse non arrivare, qualora il giovane autoproclamatosi “democratic socialist” non avesse raggiunto la maggioranza assoluta del voto. Il suo discorso di festeggiamento è stato chiaro, forte, con un diretto riferimento a Trump, a cui ha detto di “alzare il volume”, rivendicando le sue origini, la sua religione, le sue posizioni politiche, sostenendo anche che la sua elezione sia da considerarsi come la base per capire come scardinare il sistema di potere trumpiano, e rivendicando infine di aver sconfitto il tycoon nella città che lo ha creato. Parole molto forti, che riflettono la nascita di un leader, di una figura che in soli sei mesi è diventata mito dell’ala sinistra del partito. Ma sarebbe sbagliato generalizzare Mamdani come figura base per una nuova strategia politica nazionale.

Se è evidente che il focus sulla affordability ha colpito e coinvolto gli elettori sia a New York che nel New Jersey e nella Virginia, risultando una strategia vincente che dovrà essere il punto da cui partire per il futuro, sembra ancora mancare un leader di riferimento dell’opposizione, oltre un brand completamente da rifondare dopo anni passati a parlare più di culture wars che dei problemi della vita comune del cittadino. Non sono mancate le reazioni della politica, che si sono concentrate da sinistra sulla risposta a Trump, da destra sulla religione di Mamdani, su vecchie dichiarazioni sul movimento Defund the police.

Proprio la reazione della politica mondiale, per quella che è solo un’elezione comunale, ci fa capire che ieri si è consumato qualcosa di più grande di una semplice elezione: con Mamdani si incarna il simbolo di una sinistra che rinasce, seppur con grandi contraddizioni, e che riesce finalmente a parlare di nuovo ai lavoratori e ai poveri. La strada resta ancora lunga, e servirà vedere se il modello di New York funzionerà e se riuscirà ad essere replicabile anche in altre zone degli Stati Uniti. La marea blu è tornata: resta da capire se sarà un’onda passeggera o l’inizio di una nuova era.

Michele Luppi

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